Come limitare il rischio ESG investendo su Borsa Italiana

Nel complesso, Piazza Affari ha buoni punteggi di sostenibilità. Tra i settori si distinguono i beni di consumo ciclici e le telecomunicazioni. Materie prime e salute sono i comparti con i peggiori score.

Francesco Lavecchia 23/02/2022 | 07:28
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Chi investe sul mercato azionario italiano deve stare attento al rischio ESG? I numeri dicono di no. I rischi legati alle problematiche di carattere sociale, ambientale e della governance di un’azienda possono avere delle serie ripercussioni finanziarie se non gestiti in modo opportuno e gli analisti azionari di Morningstar li prendono in considerazione quando stimano il fair value di un’azione. “Una bassa esposizione ai rischi ESG implica una maggior profittabilità di lungo periodo”, dice Adam Fleck direttore della ricerca azionaria ESG di Morningstar.

In base alle valutazioni di Sustainalytics (gruppo Morningstar), i titoli dell’indice Morningstar Italy presentano un valore mediano dell’ESG Risk Score Rating pari a 20, in linea con quello della regione (rappresentata dal benchmark Morningstar DM Europe) e che indica un grado di rischio basso (la scala di valori va da 0 a 100 in maniera crescente in ragione del maggior rischio sopportato dall’azienda).

Piazza Affari è dietro ai listini al top in Europa dal punto di vista della sostenibilità come l’Olanda e la Finlandia, ma davanti alle Borse dell’est Europa e ad alcune piazze finanziarie del nord della regione come Norvegia, Belgio e Austria (per approfondimenti sul Morningstar Sustainability Atlas clicca qui).

Le differenze tra Large e Small cap
Tuttavia, il rischio ESG all’interno dei listini di Piazza Affari non è omogeneo e varia in base al segmento di capitalizzazione e al settore di appartenenza. Ma quali sono i titoli più virtuosi?

Analizzando i segmenti relativi alla capitalizzazione di mercato delle società otteniamo un primo dato che fotografa la differenza tra i titoli small cap e quelli large cap: mentre la metà delle blue chip ha un ESG Risk Score Rating inferiore a 16 (su 100), i titoli a bassa market cap hanno un valore mediano di 24,8. Un risultato questo che può essere spiegato con il fatto che le aziende più grandi sono tendenzialmente meglio strutturate e hanno più risorse per gestire le problematiche di carattere sociale, ambientale e di governance e per fare reporting su questi temi.

Guardando al segmento large cap rileviamo che quasi tutte le blue chip italiane hanno un Morningstar ESG Risk Rating Assessment pari a 4 globi. Questo giudizio è di facile interpretazione: una valutazione pari a cinque globi indica che le problematiche legate alla sostenibilità hanno un impatto finanziario trascurabile per l’azienda; un globo, invece, significa che la società è esposta a un rischio ESG molto elevato. Il rating si basa sul punteggio dell’ESG Risk Score di Sustainalytics (clicca qui per maggiori informazioni sul rating) ed è una misura assoluta del rischio, quindi comparabile tra società attive in settori e in paesi diversi.

All’interno del segmento large cap si distingue Moncler, con un ESG Risk Score Rating pari a 10 (report aggiornato al 14 aprile 2021), mentre Eni e Ferrari alzano il livello medio di rischio con un punteggio rispettivamente di 27 (report aggiornato al 14 gennaio 2022) e 24,8 (aggiornato al 22 febbraio 2022). Sul profilo ESG delle small cap pesano gli score di Banca Popolare di Sondrio (33,6, aggiornato al 31 gennaio 2022) e Tamburi Investment Partners (34, aggiornato al 30 luglio 2021), anche se all’interno di questo segmento è presente anche la società italiana che presenta il livello di rischio ESG più basso tra quelle inserite nel paniere Morningstar Italy, ovvero Rai Way che ha un ESG Risk Score rating di 6,56 (report aggiornato al 4 dicembre 2021).

I settori ad alto rischio
Tra i settori a più alto rischio c’è quello materie prime, con Buzzi Unicem e Cementir Holding che hanno un Morningstar ESG Risk Rating Assessment pari a 2 globi e un ESG Risk Score Rating superiore a 30 (report aggiornati rispettivamente al 27 novembre 2021 e al 5 dicembre 2021), a causa della natura delle loro attività e dalle emissioni prodotte dal consumo di energia per alimentare queste operazioni. A seguire, a sorpresa, non è il comparto energia, anch’esso particolarmente esposto alle problematiche di carattere ambientale, ma quello healthcare. Al suo interno, infatti, troviamo delle società come Recordati e Diasorin che hanno un Morningstar ESG Risk Rating Assessment pari a 2 globi e un ESG Risk Score Rating rispettivamente pari a 32,1 e 31,5. Per entrambe il rischio maggiore è legato alla governance dei loro prodotti (irregolarità di produzione, effetti collaterali imprevisti e marketing falso o ingannevole) e il giudizio di Sustainalytics sulla gestione di questi rischi da parte delle due società non è particolarmente buono (report aggiornati rispettivamente al 21 febbraio 2022 e al 10 febbraio 2022)

I settori a basso rischio
I settori più virtuosi sono invece quello consumer cyclical e delle telecomunicazioni, con un valore mediano dell’ESG Risk Score Rating rispettivamente pari a 14,6 e 16. All’interno dell’industria dei beni di consumo ciclici si distinguono Moncler e Pirelli (report aggiornato al 30 giugno 2021), entrambe con un Morningstar ESG Risk Rating Assessment pari a 4 globi. Secondo gli analisti di Sustainalytics, infatti, entrambe le aziende hanno adottato una politica ambientale virtuosa e hanno stabilito standard molto severi per il monitoraggio della supply chain. Le società all’interno del settore telecom hanno tutte un Morningstar ESG Risk Rating Assessment pari a 4 globi, ma Telecom Italia è quella con il più basso ESG Risk Score Rating pari a 13,9. Tim pubblica un Bilancio di sostenibilità redatto in conformità con gli standard più stringenti e ha un Comitato strategie e sostenibilità che coordina tutte le attività legate alla sfera ESG. Per queste ragioni gli analisti di Sustainalytics danno un giudizio molto buono sul management (report aggiornato al 5 ottobre 2021).

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Info autore

Francesco Lavecchia

Francesco Lavecchia  è Research Editor di Morningstar in Italia

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