Italia, settori e titoli per proteggersi dall’inflazione

Il carovita sale, ma dovrebbe aver raggiunto il picco di quest’anno. Banche ed energy sono segmenti interessanti per difendere il portafoglio. Fra i nomi da seguire ci sono Unicredit e Iveco.

Marco Caprotti 23/02/2022 | 09:16
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In una fase di volatilità, rialzo dell’inflazione e prossimi movimenti delle banche centrali, le incognite per gli investitori, anche quelli che guardano all’Italia, non mancano.

E proprio il carovità è uno degli elementi che viene monitorato con più attenzione dagli operatori per decidere che cosa, in una fase come questa, è meglio mettere in portafoglio in ottica di protezione.

Inflazione al picco?
L'Istat ha comunicato che nel mese di gennaio 2022 l’indice nazionale dei prezzi al consumo (al lordo dei tabacchi) ha registrato un aumento dell'1,6% su base mensile e una crescita del 4,8% su base annua (dal +3,9% del mese precedente). Il dato è stato decisamente superiore al +3,8% indicato dagli analisti.

“Per quanto riguarda l’inflazione in italia - ma anche i Europa - possiamo dire che siamo intorno al picco che vedremo quest’anno”, spiega Massimiliano Marzo, Professore di economia all’Università di Bologna e Chief Economist di Riv-Capital. “Nei prossimi mesi la situazione su questo fronte si dovrebbe raffreddare un po’, anche se resterà più alta rispetto ai livelli che abbiamo visto negli anni scorsi”.

Il punto, secondo Marzo, è che l’inflazione che si sta registrando in questo periodo è dovuta principalmente alla tematica energetica. “Con l’arrivo della primavera e la conseguente minore richiesta di gas, la situazione si dovrebbe calmare. Senza contare che a breve riprenderanno le trivellazioni in alcune regioni italiane”, dice il professore.

Sempre secondo l’Istat, l’inflazione di fondo - al netto degli energetici e degli alimentari freschi - è rimasta stabile a +1,5%, mentre quella al netto dei soli beni energetici è salita da +1,6% a +1,8%.

“Per quanto riguarda il 2022, l’inflazione dovrebbe essere compresa in una forchetta fra il 2,5% e il 3%”, dice Marzo. “In una sitiuazione del genere, da punto di vista dell’investitore, è importante andare a cercare quei settori e quei titoli che, potenzialmente, possano dare un rendimento, anche da dividendo, uguale o superiore a queste percentuali”.

I settori dove cercare
Ma dove conviene guardare? “Un segmento classico da prendere in considerazione quando si parla di infllazione e possibile aumento dei tassi di interesse, sono le banche i cui utili sono molto sensibili a questi due elementi”, spiega Alessandro Tentori, responsabile degli investimenti di Axa IM Italia. “Considerando poi che l’inflazione che stiamo vedendo è guidata principalmente dall’energia, conviene mettere in portafoglio titoli di questo segmento. Anche le utility sono una scelta intelligente, soprattutto in ottica di dividendi. Meglio invece evitare le aziende che hanno una crescita potenziale degli utili molto distante nel tempo. Più in generale, comunque, bisognerà osservare da vicino l’andamento della crescita economica globale che ha un sempre maggiore impatto sui commerci delle aziende italiane”.

Le azioni
Secondo gli analisti di Equita Sim, nell’attuale contesto l’azionario in generale - e quello italiano in parrticolare -  è una delle migliori opzioni contro l’inflazione. “Gli aumenti dei tassi d’interesse previsti per il 2022 (tre rialzi attesi dalla Fed fino allo 0,9%, al massimo un rialzo per la Bce ma a fine 2022) provocheranno solo una contrazione limitata delle quotazioni che sarà compensata da una crescita degli utili e da un ciclo economico che non si esaurirà nel 2022”, spiegano in un report. “Il mercato azionario italiano è tra i più interessanti con una crescita degli utili del +15% anno su anno nel 2022 rispetto al 2021 (in termini di price\earning, un sistema di misurazione della redditività) e del 23% in confronto ai livelli del 2019”, spiegano in un report.

Fra i titoli preferiti dalla Sim ci sono due banche:
-Unicredit ha messo alle spalle la fase di ristrutturazione è ha la prospettiva di profitti più elevati e sostenibili, fattori a cui si affianca la promessa di una remunerazione consistente dei soci con dividendi e buyback.

-Credem ha una elevata qualità degli asset, capitale in eccesso e spazi di crescita nell’asset management.

Tra le big del Ftse Mib compaiono tra i preferiti:
-Atlantia, soprattutto in considerazione di come investirà gli oltre 8 miliardi incassati per Aspi, forse anche in ottica di  acquisizioni. 

-Iveco, che dovrebbe avere spazio per migliorare la profittabilità e potrebbe guardare a un’aggregazione  per risolvere alcune questioni aperte come dimensione, diversificazione e bassa esposizione al segmento camion.

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Titoli citati nell'articolo

Nome TitoloPrezzoCambio (%)Morningstar Rating
Atlantia SpA22,24 EUR-0,36
Credito Emiliano5,17 EUR2,38
Iveco Group NV Ordinary Shares4,75 EUR0,13
UniCredit SpA8,83 EUR0,07

Info autore

Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.