Halloween, investimenti da incubo

Marzo 2020, la caduta del petrolio, il mancato exploit dei mercati emergenti e molte altre storie. Ecco cosa si può imparare dalle scelte finanziarie sbagliate.

Ruth Saldanha 28/10/2021 | 09:50
Facebook Twitter LinkedIn

halloween

È una notte buia e tempestosa - o sei seduto a una scrivania ben illuminata in un ufficio open space - quando scorgi un’opportunità. Sembra essere quella che potrà renderti ricco oltre i tuoi sogni più sfrenati, ma purtroppo non è così. Il panico cresce mentre il prezzo delle azioni scende, scatta la corsa disperata alla vendita e non riesci a trovare del valore da nessuna parte. Queste sono le storie che i listini di tutto il mondo sussurrano nel cuore della notte. Storie così cupe, così piene di paura, che molti cercano di scacciarle via dalla mente.

In occasione di Halloween abbiamo chiesto ad alcune importanti firme di Morningstar di scavare nella propria memoria per trovare le peggiori storie di investimento per condividerle su queste pagine e aiutare gli investitori ad evitare gli stessi errori.

Vendere…
Le storie dell'orrore sono create ad arte per innescare artificialmente le reazioni di "lotta, fuga o immobilismo" che inviano una scossa di adrenalina ai nostri corpi e ci spingono ad agire per sfuggire alla minaccia percepita. Questo risultato si ottiene generalmente con una rottura improvvisa dopo tensioni che si costruiscono nel tempo. Gli investitori conoscono fin troppo bene questa esperienza. Esattamente come il personaggio sfortunato di un film che scappa da una minaccia per cadere direttamente nelle mani del cattivo, così un improvviso calo dei prezzi di un asset può spingerci ad agire rapidamente, solo per scoprire in seguito che abbiamo preso una decisione terribile. Nella mia precedente carriera di gestore di portafogli per investitori privati ho assistito a diversi esempi di clienti che hanno insistito per vendere l'intero portafoglio quando gli asset stavano crollando. Se da una parte riuscivano a limitare le perdite rispetto ai minimi raggiunti dal mercato; dall’altra erano restii a reinvestire. Solo successivamente si rendevano conto di essere caduti nell’errore di non investire e di essersi quindi allontanati ulteriormente dai loro obiettivi finanziari. Questa storia ci insegna che quando guardi film horror o i bruschi movimenti del mercato è meglio distogliere lo sguardo dallo schermo quando ti senti a disagio.

-Dan Kemp, Global Chief Investment Officer, Morningstar Investment Management Europe

Mercati emergenti – Capitolo 1
Mi sono fatto le ossa nel settore come fund analyst per Morningstar nei primi anni '90. Mi sono sentita fortunata quando il Templeton Emerging Markets EMF è stato inserito nella lista di fondi a me assegnata perché all'epoca il fund manager Mark Mobius era il re degli investimenti nei mercati emergenti. Ora mi piacerebbe contattare Mobius per avere un aggiornamento sul fondo.

Mobius è stato bravo nel vendere la sua storia dei mercati emergenti. Chi avrebbe potuto resistere all'idea di partecipare alla crescita economica dei paesi in via di sviluppo? Non ho resistito neanche io e, dunque, ho comprato il suo fondo. Più precisamente ho investito nel Templeton Developing Markets. Ero entusiasta che Mark Mobius gestisse i miei soldi e non vedevo l'ora che generasse un rendimento del 70% per me, proprio come aveva fatto per i suoi azionisti nei 12 mesi prima del mio acquisto.

Sapete com’è andata? Nei successivi due anni, i mercati emergenti sono crollati e così ha fatto anche il fondo Templeton Developing Markets. Dunque, ho venduto le mie quote registrando una forte perdita. Potrebbe essere una forzatura definire questa come una storia dell'orrore, ma mi ha insegnato alcune importanti lezioni: non inseguire le performance storiche, non aspettarti un rapido ritorno su un tema di investimento che potrebbe richiedere anni per svilupparsi a pieno e non lasciare che le parole dei grandi fund manager abbiano più peso di una sana pianificazione degli investimenti.

-Susan Dziubinski, Direttore editoriale di Morningstar.com

Mercati emergenti – Capitolo 2
Correva l'anno 1993 e mi è capitato di vedere Mark Mobius, allora gestore di diversi fondi Templeton che investivano sui mercati emergenti, parlare delle incredibili prospettive che vedeva in queste regioni. Sono stata abbagliata dalle esaltanti previsioni e ho convinto mio marito che avremmo dovuto investire almeno una parte dei soldi del nostro regalo di nozze in uno dei suoi fondi. Ero determinata a farlo anche se stavamo cercando di risparmiare per l’acquisto di una casa, quindi non avevamo molto da investire, tantomeno in un fondo azionario sui mercati emergenti incredibilmente volatile. Il fondo era anche costoso e presentava una commissione di vendita. In breve, è stato il classico caso di acquisto mal concepito, fatto senza considerare la nostra propensione al rischio o il nostro orizzonte temporale. Per fortuna, avevamo pochi soldi da investire!

-Christine Benz, Direttore finanza personale di Morningstar

Il treno per BioNTech
Ho un certo ammontare di capitale che uso per investire in società e fondi relativamente speculativi. Alla fine del 2020 ho usato questi soldi per acquistare alcune azioni BioNTech. A dire il vero, mi ero interessato all'azienda prima di sapere che fosse impegnata nell'affrontare la pandemia di Covid-19. Avevo letto le ricerche di Morningstar su come la tecnologia mRNA che stava sviluppando potesse un giorno essere utilizzata per curare anche alcuni tipi di cancro. Quando ho preso la decisione di “acquistare” mi sono detto: "Questo è un investimento di lungo termine. BioNTech non curerà i tumori dall’oggi al domani”. Tuttavia, non ho fissato un prezzo, rispetto al fair value dell’azienda, al quale vendere le azioni.

Grazie all’autorizzazione del vaccino Pfizer-BioNTech con procedura di emergenza da parte della FDA (Food and Drug Administration) statunitense alla fine del 2020, le azioni della società sono decollate subito dopo il mio acquisto.

Il 9 agosto, mentre ero in vacanza, la valutazione della società ha superato i 100 miliardi di dollari, con una quotazione di 447 dollari per azione. Aveva raggiunto quello che consideravo una valutazione di lungo termine, ma in un tempo molto breve. Ho pensato: “Aspetta, aspetta. Non vendere. Hai investito in ottica di lungo periodo”. Devo anche ammettere che ho commesso l’errore di tenere il titolo anche per motivi fiscali, ma nel frattempo BioNTech è scesa da 447 a circa 260 dollari.

Lezioni imparate:
1) Quando acquisti un titolo, stabilisci un prezzo al quale ti sentiresti a tuo agio nel venderlo.
2) Anche quando acquisti in ottica di lungo termine, può succedere che a volte un’azienda raggiunga rapidamente il suo obiettivo di valutazione di lungo termine. 

¬Sylvester Flood, Direttore Editoriale di Morningstar 

Incubo su Oil Street
Questa storia dell'orrore è accaduta prima della mia più recente follia da trading alimentata dai social media. Tutto ebbe inizio quando entrai in contatto con un tizio su un forum che si descriveva come un investitore esperto sulla settantina. Odiava investire in azioni e far amministrare i suoi soldi ai gestori di portafoglio. Amava le opzioni e il poter condividere questa passione. Inizialmente ero scettico, ma abbiamo avuto grandi discussioni e ho imparato molto da lui. Per molte settimane a seguire, mi ha insegnato le caratteristiche di questi strumenti. Era un grande fan delle covered calls. In particolare, quelle legate al petrolio: "Puoi contare sulla capacità dell’OPEC di calibrare i prezzi. Ho visto queste dinamiche ripetersi per molto tempo. Basta sottoscrivere un’opzione call con una scadenza che non sia nel breve periodo. Con il passare del tempo il prezzo del petrolio tornerà in equilibrio e manterrai il premio [sull'opzione] come profitto”.

Il suo ETF preferito era l'UltraPro 3x Crude Oil ETF (OILU) di ProShares, ora non più attivo. Guadagnava circa il 30% l’anno da un paio d'anni grazie alla volatilità con una leva del 300% e mi ha suggerito di provare. Ricordo di avergli chiesto dei potenziali effetti di un crollo della domanda di petrolio, ma mi aveva rassicurato sul fatto che nel tempo l'ETF sottostante si sarebbe ripreso. Ho investito e ho iniziato a registrare piccoli ma costanti rendimenti in pochi mesi fino a quando il prezzo del petrolio è crollato andando in territorio negativo.

Quasi tutto il mio investimento è evaporato e il tizio è scomparso improvvisamente dal forum. Mi chiedo come abbia fatto e cosa pensi ora dell'OPEC.

Cosa ho imparato da questa esperienza:
1) Quando usi la leva finanziaria, ricorda che il tuo investimento potrebbe andare in fumo anche in una sola sessione di trading.
2) I cartelli, come quello dell’OPEC, non hanno un perfetto controllo dei prezzi del petrolio.
3) Considerare ogni singolo fondo nell’ambito della strategia di investimento complessiva. Gli strumenti sulle materie prime, ad esempio, contengono futures, gli ETN differiscono dagli ETF. Questi fattori possono influenzare il profilo di rischio-rendimento complessivo.

-Andrew Willis, Editor per Morningstar Canada 

Il ritorno del petrolio
La mia peggiore esperienza di investimento è legata a una società di servizi petroliferi che ho individuato nel corso del 2013, prima che il mercato petrolifero iniziasse a crollare. In quella circostanza ho commesso diversi errori. Ero convinto di avere ragione sulla valutazione del titolo e quindi ho esteso la mia posizione nel momento sbagliato. Inoltre, ho completamente perso di vista il quadro generale: 1) il crollo del petrolio è arrivato dopo un enorme ciclo di investimenti da parte dell’industria petrolifera e del gas e c’era un’evidente sovracapacità nel settore; 2) i prezzi del petrolio sono fortemente influenzati da fattori esterni (geopolitica, macro) di cui non ho tenuto conto adeguatamente e che erano fuori dal controllo della società che ho selezionato.

È stata una lezione dura, ma che terrò sempre a mente. Mi ha aiutato a migliorare la mia checklist prima di investire, a ricordarmi di stare attento al contesto generale, al ciclo di investimenti del settore in cui voglio investire e a qualsiasi evento che potrebbe impattare su di esso.

-Jocelyn Jovène, Senior Financial Analyst per Morningstar Francia 

Un errore costoso
Cercavo un fondo comune di investimento in linea con l'Obiettivo di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite (SDG) n.5, ovvero “la parità di genere”. Mi sono imbattuta in un fondo aperto italiano che mi sembrava la scelta giusta. Ho cercato la documentazione e ho letto che era investito in liquidità, obbligazioni governative e societarie, prodotti multi-asset e derivati. Ho scavato un po' più a fondo per capire perché la “parità di genere” fosse nel nome del fondo e ho scoperto che i gestori utilizzavano derivati per ottenere un’esposizione agli indici “gender equality”. Quindi questo comparto non investiva direttamente in società "best-in-class" nella promozione dell’equità di genere, ma dava un'esposizione indiretta tra il 30% e il 50% del suo patrimonio. Le altre holding di portafoglio erano obbligazioni o altri fondi senza alcuna relazione con l’SDG n.5. Ancora più sorprendente è stato il suo costo: le commissioni di collocamento erano superiori al 3%, alle quali si sommavano quelle di gestione, quelle di performance e quelle di uscita (se si disinvestiva nei primi 5 anni).

Mi sono domandata: “Perché pagare così tanto se invece posso ottenere un’esposizione a un indice “gender equality” con un ETF le cui spese sono intorno allo 0,2% all'anno?

La lezione più importante di questa storia è che i costi sono un fattore da non sottovalutare quando si investe, perché gli studi di Morningstar hanno dimostrato che hanno un’elevata capacità predittiva delle performance future. Un secondo insegnamento è quello di andare oltre i “nomi” dei fondi per vedere in cosa è realmente investito il portafoglio.

-Sara Silano, Direttore Editoriale di Morningstar.it

Tic, tac, il tempo sta per scadere
Quando i mercati si sono ripresi dal sell off di marzo 2020, il mio timore era un “rimbalzo del gatto morto”, ovvero un ulteriore calo. Pertanto, ho aspettato pazientemente in disparte mentre le Borse salivano sempre di più. Dopo aver realizzato che il Toro aveva davvero sconfitto l'Orso (almeno in quel momento), ho finalmente comprato azioni ma a valutazioni molto più alte.

Lezioni imparate:
1) Prevedere i futuri movimenti del mercato è un esercizio estremamente difficile.
2) La pratica dell’investimento sistematico di un ammontare di denaro può aiutare a limitare gli effetti dell'avversione al rimpianto, ovvero della tendenza ad astenersi dall’investire al fine di prevenire potenziali errori.

Penso che Peter Lynch riassuma molto bene questi due punti: “Molto più denaro è stato perso dagli investitori che si preparavano a delle correzioni del mercato, o cercavano di anticiparle, di quanto non sia andato in fumo nelle correzioni stesse”. 

-Christopher Grenier, Data Journalist di Morningstar

 

 

 

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

Leggi gli articoli della categoria Finanza Personale

Clicca qui

LEGGI ALTRI ARTICOLI SU
Facebook Twitter LinkedIn

Info autore

Ruth Saldanha

Ruth Saldanha  è senior editor di Morningstar.ca