Gli strumenti per investire in economia reale

Cosa sono e come funzionano i Piani individuali di risparmio e i fondi europei a lungo termine.

Sara Silano 19/02/2020 | 09:23
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Negli ultimi anni, in Italia sono stati introdotti diversi strumenti per sostenere le piccole e medie imprese, che rappresentano la struttura produttiva portante della nazione. Vediamo due strumenti con i quali gli investitori dovrebbero cominciare a familiarizzare, i Pir e gli Eltif.

Piani individuali di risparmio (Pir)
Sono stati introdotti con la Legge 232/2016 (Legge di bilancio 2017) e possono essere definiti come dei contenitori fiscali all’interno dei quali gli investitori possono inserire diverse categorie di strumenti finanziari, traendone un vantaggio fiscale se rispettano determinati vincoli, incluso un periodo minimo di detenzione di cinque anni. Il portafoglio deve riservare almeno il 70% a titoli di società quotate e non, emesse da imprese con sede in Italia o negli stati dell’Unione europea o dello Spazio economico europeo ma con attività stabile nel Belpaese. Di questa quota, il 30% deve essere allocato in strumenti non inclusi nell’indice Ftse Mib (quello delle società a maggior capitalizzazione), con un limite alla concentrazione sui singoli emittenti del 10%.

I Pir possono assumere diverse forme tra cui fondi comuni di investimento, Etf, Sicav, polizze assicurative a contenuto finanziario, gestioni individuali di portafoglio e depositi amministrati. Questi strumenti possono investire in azioni, obbligazioni, quote di fondi o derivati. E’ previsto un importo massimo annuale che gli investitori possono destinare a questi strumenti di 30 mila euro, al netto dei costi, per un massimo totale di 150 mila euro.

Dopo un successo iniziale tra il 2017 e il 2018, i Pir hanno subito una battuta d’arresto a causa della modifica normativa introdotta con la Legge di bilancio 2019 (n. 145/2018), che ha previsto un investimento minimo del 5% (sul 70%) in strumenti emessi da piccole e medie imprese quotate su sistemi multilaterali di negoziazione come AIM Italia e ExtraMOT Pro e un altro 5% in quote di fondi per il venture capital. Queste modifiche hanno reso impossibile per i gestori coniugare le esigenze di liquidità e valorizzazione quotidiana di un fondo aperto con la tipica caratteristica di “illiquidità” di questi strumenti finanziari.

Con la Legge di bilancio 2020 sono stati eliminati i vincoli più critici e introdotto l’obbligo di investire almeno il 3,5% valore patrimoniale netto totale dei fondi Pir in società non incluse negli indici Ftse Mib e Ftse Mid cap, ossia quelle di più piccola dimensione (capitalizzazione inferiore a 500 milioni di euro).

In base ai dati disponibili nella piattaforma Morningstar Direct, i fondi ed Etf Pir sono 44, con una prevalenza dei bilanciati (26) sugli azionari (17) e un solo obbligazionario. La maggior parte è stata lanciata tra il 2017 e il 2018.

Fondi di investimento europei a lungo termine (Eltif)
Sono fondi chiusi di investimento alternativi introdotti con il Regolamento comunitario UE 2015/760, recepito in Italia con il D.L. 233/2017, entrato in vigore il 28 febbraio 2018. Successivamente con il Decreto crescita 2019 sono state introdotte agevolazioni fiscali per gli Eltif specializzati sulle piccole e medie imprese italiane (Pmi), che però devono ottenere l’autorizzazione della Commissione europea.

L’obiettivo del legislatore europeo è quello di offrire agli investitori impieghi su un orizzonte temporale medio-lungo e dare all’economia (in particolare Pmi e infrastrutture) una fonte di finanziamento alternativa al canale bancario.

In Italia, se ci sarà il via libera, gli incentivi fiscali scatteranno solo se l’Eltif risponderà a determinati requisiti. Il primo è che almeno il 70% del capitale sia investito in strumenti azionari (o ibridi) o di debito di imprese non finanziarie non quotate su mercati regolamentati o su un sistema multilaterale di negoziazione o quotate ma che abbiano una capitalizzazione inferiore a 500 milioni di euro. Altri strumenti ammessi sono i prestiti erogati dagli Eltif a tali imprese o le attività reali, come attrezzature, macchinari o immobili (per un valore di almeno 10 milioni) tramite investimento indiretto. Il periodo minimo di detenzione è di cinque anni, come per i Pir, ma è possibile uscire prima a patto che si re-investa in un altro Eltif entro 90 giorni dal rimborso o cessione delle quote. E’ previsto, inoltre, un limite massimo di investimento annuale di 150 mila euro, per un totale cumulato massimo di 1,5 milioni.

Sono ancora pochi gli Eltif disponibili per gli investitori italiani. Tra le società che li hanno lanciati ci sono Eurizon, Muzinich (in co-produzione con Cordusio sim) e October, piattaforma europea di finanziamento alle imprese.

Entrambi gli strumenti sono adatti a investitori che ne comprendano a pieno le caratteristiche e il profilo di rischio. In particolare, questo discorso vale per gli Eltif che sono fondi chiusi (non aperti come possono essere i Pir). Il fatto che abbiano soglie più elevate rappresenta da un lato una tutela per i risparmiatori; dall’altro li caratterizza come prodotti adatti per chi ha un più ampio patrimonio, tipicamente i clienti delle strutture di private banking, wealth management e family office.

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Info autore

Sara Silano

Sara Silano  è caporedattore di Morningstar in Italia