C’è del valore tra le banche europee?

I corsi azionari dei titoli del settore viaggiano leggermente al di sotto delle valutazioni di Morningstar. Le trimestrali degli istituti italiani non hanno fanno cambiare idea gli analisti che hanno confermato i loro fair value. Le opportunità di acquisto nella regione sono Credit Suisse e ING.  

Francesco Lavecchia 11/02/2020 | 16:13

Le trimestrali dei bancari non fanno cambiare idea agli analisti sulla valutazione del settore. Il comparto finanza a gennaio è stato tra i peggiori, cedendo oltre il 2%. Ma, nonostante questo, continua a essere scambiato solo con un leggero tasso di sconto rispetto al fair value di Morningstar. Inoltre, il rapporto Price/Book value (Prezzo/Patrimonio netto) pari a 1 è giudicato dagli analisti come equo, considerate le previsioni per gli istituti di credito della regione dai quali non ci si aspetta in media un rendimento del capitale superiore ai costi di finanziamento.

Relativamente alle banche italiane, i titoli coperti dalla ricerca Morningstar sono valutati con un rating pari a tre stelle e gli analisti hanno confermato il fair value anche dopo i buoni risultati registrati nelle ultime trimestrali.

Il commento ai dati delle banche italiane
“Grazie a una crescita dei ricavi del 3% e una contrazione dei costi del 4% rispetto al quarto trimestre del 2018 Unicredit ha registrato un forte incremento del risultato della gestione operativa. Tuttavia la presenza di poste straordinarie negative ha costretto la banca a chiudere l’ultimo periodo dell’anno in passivo per oltre 800 milioni di euro”, dice Johann Scholtz, analista azionario di Morningstar. “L’Ad, Pierre Mustier, ha fanno un buon lavoro negli ultimi tre anni per rafforzare la solidità finanziaria del gruppo, ma il prossimo passo è quello di aumentare la crescita dei ricavi. Le nostre previsioni per i prossimi tre anni indicano un progresso medio degli utili per azione del 7% grazie alla preziosa opera di riduzione dei costi. La nostra stima del fair value è pari a 13 euro” (report aggiornato al 10 febbraio 2020).

Positivi sono anche i numeri di Intesa Sanpaolo, con i ricavi che hanno registrato un +9% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno grazie al rimbalzo del reddito da commissioni prodotto dai segmenti di wealth e asset management. Inoltre, il gruppo torinese è stato in grado di tenere sotto controllo i costi e mantenere stabili gli accantonamenti per perdite su crediti. “Apprezziamo la strategia della banca di puntare sui segmenti di asset management e private banking poiché richiedono un basso investimento di capitali e forniscono un prezioso contributo in termini di commissioni. Tuttavia, non crediamo che questo possa tradursi nel breve termine in un sensibile miglioramento della redditività. Per questo confermiamo il fair value del titolo a 2,40 euro”, aggiunge Scholtz (report aggiornato al 10 febbraio 2020).

Relativamente a Mediobanca, le preoccupazioni arrivano dai segmenti dell’investment banking e del segmento retail. La banca sembra registrare una maggior pressione dei costi in queste due aree che compensa la buona performance fatta registrare nel wealth management. “Crediamo nella bontà della decisione di investire in questo business che permette a Mediobanca di collezionare depositi a basso costo, di diversificare le sue fonti di approvvigionamento di liquidità e di aumentare la redditività della gestione. Dopo i dati del quarto trimestre manteniamo ferma la nostra stima del fair value a quota 10 euro”, dice Scholtz (report aggiornato al 10 febbraio 2020).

Le opportunità di investimento
Le occasioni di investimento tra le banche europee scarseggiano in questa fase. Gli unici titoli scambiati a sconto rispetto al fair value sono Credit Suisse e Ing Groep, che presentano un rapporto Prezzo/Fair value attorno a 0,6 (report aggiornati al 7 febbraio 2020). In entrambi i casi, secondo gli analisti, il mercato non valuta adeguatamente le potenzialità delle due società di migliorare i margini di profitto. Credit Suisse è infatti sulla strada giusta per completare il processo di trasformazione del suo modello di business in una società attiva nei segmenti di wealth management e investment banking, due aree molto più redditizie rispetto alla banca retail. ING, invece, opera in una struttura oligopolistica che le consente di collezionare depositi bancari a costi molto bassi.  

 

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Titoli citati nell'articolo

Nome TitoloPrezzoCambio (%)Morningstar Rating
Credit Suisse Group AG8,91 CHF-2,15
ING Groep NV7,98 EUR0,00
Intesa Sanpaolo1,61 EUR-0,26
Mediobanca SpA6,69 EUR-0,33
UniCredit SpA6,90 EUR2,28

Info autore

Francesco Lavecchia

Francesco Lavecchia  è Research Editor di Morningstar in Italia

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