ETF tematici, il gioco vale la candela?

Nonostante l’altissimo tasso di “mortalità”, i replicanti che cavalcano uno specifico trend presentano caratteristiche che piacciono agli investitori. Pregiudizi cognitivi, costi bassi e facilità di accesso hanno giocato un ruolo fondamentale. Quali sono i rischi principali? E quali le domande da porsi prima di investirci?

Valerio Baselli 09/12/2019 | 09:34
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Gli Exchange traded fund tematici, cioè esposti a un particolare tema, godono di una buona popolarità tra gli investitori. Oggi è infatti possibile acquistare un fondo passivo negoziato in Borsa per attingere alla rivoluzione della robotica, un altro per ottenere esposizione al boom delle energie rinnovabili e persino degli ETF dedicati alla parità di genere o per beneficiare dei consumi dei Millennial.

A differenza degli replicanti tradizionali, che sono focalizzati su un mercato piuttosto ampio, i replicanti tematici cercano di capitalizzare sulle tendenze emergenti e, si spera, redditizie. Pensiamo ai cambiamenti ambientali, a quelli demografici o ai progressi tecnologici. Questi fondi spesso non sono vincolati da un settore tradizionale o da un raggruppamento geografico o di dimensioni.

Gli emittenti puntano a temi accattivanti e talvolta controversi come l’obesità o la cannabis. Ma una buona storia non coincide sempre con un buon investimento.

Una narrativa che funziona
Gli ETF tematici hanno successo tra gli investitori poiché sono relativamente facili da capire, in particolare se si considera il gergo più tecnico di altri tipi di prodotti finanziari. I temi di investimento, infatti, tendono ad attingere a narrazioni potenti che sono spesso ben note agli investitori, come l'invecchiamento della popolazione o il passaggio a un’economia digitale, rendendole facili da mettere in relazione con il proprio sapere o il proprio vissuto.

La narrativa su di un determinato tema (robotica, ambiente, parità di genere) può esercitare influenza suscitando le nostre emozioni e generando una sorta di eccitazione attorno a un prodotto finanziario.

Lo conferma anche Sarah Newcomb, scienziata comportamentale di Morningstar, la quale sostiene che questo tipo di narrazione tematica - che si tratti dell’ascesa dei veicoli elettrici o della crescente legalizzazione della cannabis - esercitano una forte attrazione sulle emozioni degli investitori. “Questo tipo di ‘storie’ è davvero potente poiché facile da ricordare. Sono brevi e semplici da comprendere per le nostre menti. Una storia che funziona è una che per noi ha un significato. I nostri cervelli amano narrazioni che hanno un significato riscontrabile nella nostra vita”.

In sostanza, la narrativa su di un determinato tema (robotica, ambiente, parità di genere) può esercitare influenza suscitando le nostre emozioni e generando una sorta di eccitazione attorno a un prodotto finanziario. “In generale – afferma Newcomb – quando affrontiamo una determinanta tendenza siamo in grado di stabilire una connessione emotiva con ciò che sta accadendo. Le emozioni solidificano i ricordi e aggiungono rilevanza a un’esperienza. Quindi, se qualcosa viene caricato emotivamente, è più probabile ricordarlo e attribuire maggiore importanza a esso”.

L’arrivo degli ETF tematici è relativamente nuovo sulla scena, ma l’utilizzo di storie avvincenti per attirare gli investitori è una strategia che è stata utilizzata per secoli, spiega Daniel Sotiroff, analista del team Manager Research di Morningstar. “Oggi come allora, si tratta di narrazioni che si basano su semplicità, plausibilità e forte connessione emotiva per esercitare un richiamo sul pubblico, inducendolo a prendere decisioni basate su emozioni e reazioni piuttosto che su logica e riflessione”, afferma Sotiroff.

Il facile accesso li rende attraenti
Ma non sono certo solo i pregiudizi cognitivi intrinseci che hanno permesso a questo settore di prosperare. Altre caratteristiche come costi contenuti e facilità di accesso hanno giocato un ruolo essenziale, come afferma Ben Johnson, direttore della ricerca sui fondi passivi di Morningstar.

“L’industria degli ETF ha livellato il campo di gioco per gli investitori privati riducendo i costi e ampliando l’accesso a fondi e strategie che prima erano appannaggio dei soli professionisti”, spiega Johnson. “Dati gli ostacoli relativamente bassi che gli emittenti devono affrontare per entrare nel mercato degli ETF tematici, e i forti rendimenti potenziali, non sorprende che ci sia stata una specie di ‘corsa all’oro’ in questo campo”.

Investendo in un determinato trend, si fanno in sostanza tre scommesse: che il tema scelto crescerà come previsto, che le società detenute nel fondo siano posizionate per trarre profitto dalla crescita di tale tema, e che la crescita degli utili si tradurrà in rendimenti azionari.

Tuttavia, sebbene i replicanti tematici impongano commissioni inferiori rispetto ai loro concorrenti gestiti attivamente, è opportuno ricordare che rimangono tra gli ETF più costosi sul mercato. Infatti, questi strumenti devono fronteggiare dei costi supplementari per la ricerca e l’approvvigionamento di dati rilevanti per un determinato tema.

I nodi da sciogliere e le domande da porsi
Puntare su di un determinato tema non è assolutamente vietato, ma come al solito è opportuno assicurarsi che l’allocazione complessiva del nostro portafoglio sia equilibrata in termini di diversificazione e soprattutto che corrisponda a nostri obiettivi finanziari e alla nostra propensione al rischio.

Investendo in un determinato trend, si fanno in sostanza tre scommesse: che il tema scelto crescerà come previsto, che le società detenute nel fondo siano posizionate per trarre profitto dalla crescita di tale tema, e che la crescita degli utili si tradurrà in rendimenti azionari. Occorre anche tenere a mente che la natura idiosincratica degli ETF tematici fa sì che la valutazione delle loro prestazioni possa essere complicata, in quanto spesso i fondi hanno uno storico nullo, dato che per sua natura il tema deve ancora dare i suoi frutti. Questo ovviamente rende difficile valutare a priori la solidità della strategia.

Gli ETF tematici devono respingere le accuse di attingere a mode che presto scompariranno per poi passare al prossimo grande trend con i fatti. Quasi l’80% degli ETF tematici lanciati in Europa prima del 2012 hanno chiuso. Il pericolo tipico è quello di vedere il lancio di un fondo tematico all’apice del ciclo del tema prescelto, con gli investitori che ci si precipitano ad acquistarlo facendo salire ancora le valutazioni per un breve lasso di tempo, per poi uscire in massa una volta l’interesse sgonfiato costringendo il fondo a chiudere.

Insomma, bisognerebbe chiedersi: l’ETF tematico che compro oggi, esisterà ancora fra dieci anni?

 

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Info autore

Valerio Baselli

Valerio Baselli  è Giornalista di Morningstar.

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