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A ognuno il proprio indice

Intervenuto alla Morningstar Investment Conference, Dan Lefkovitz (Morningstar Indexes) spiega come i benchmark possano essere usati per aiutare gli investitori in diversi campi, soprattutto nell’ambito ESG. Compara l’approccio strategic beta alla gestione attiva e parla del Morningstar Open Indexes Projet.

Valerio Baselli 14/11/2019 | 09:20

 

 

Valerio Baselli: Buongiorno e benvenuti alla Morningstar Investment Conference di Milano. Sono Valerio Baselli e oggi ho il piacere di trovarmi in compagnia Dan Lefkovitz, strategist di Morningstar Indexes. Grazie di essere qui, Dan.

Dan Lefkovitz: Grazie Valerio.

Baselli: Stai viaggiando molto in tutto il mondo ultimamente per presentare la famiglia degli indici Morningstar e il progetto Morningstar Open Indexes. La mia prima domanda è: perché oggi più che mai è estremamente importante scegliere il giusto benchmark?

Lefkovitz: Credo che sia sempre stato importante scegliere un benchmark per una strategia attiva che possa riflettere l’universo investibile di quella strategia. Se un gestore investe in diverse capitalizzazioni, sicuramente non vuole un indice focalizzato solo sulle large cap, ad esempio. Credo però che oggi gli investiori pongano troppa enfasi sulla marca degli indici. Abbiamo visto che nella stragrande maggioranza dei casi, due benchmark che rappresentano lo stesso mercato o segmento tendono ad avere portafogli molto simili, dato che gli indici tendono a usare la ponderazione basata sulla capitalizzazione di mercato.   

Baselli: Parliamo di un’importante tendenza riguardante il settore della gestione passiva, l’approccio strategic beta, o smart beta, come lo chiama qualcun altro. Tu dici che lo strategic beta è la nuova gestione attiva. Come mai?

Lefkovitz: Abbiamo visto diverse strategie attive migrare verso un format passivo. In Morningstar diciamo appunto “strategic beta”, un termine più neutro che non implica che l’esposizioni tradizionali al beta siano per forza “stupide”. Sono strategie che hanno un obiettivo attivo (far meglio del mercato, Ndr), ma un’implemetanzione passiva. Il fatto è che anche con le più “intelligenti” tra queste strategie, bisogna scavare più a fondo e fare sempre la propria due diligence. Due strategie basate sugli stessi fattori, possono essere definite diversamente, implementate diversamente. Quindi bisogna trattare questi approcci come se fossero strategie attive, in contrasto con le strategie passive tradizionali che sono semplici e interscambiabili. 

Baselli: Un'altra grande tendenza nell'attività di investimento è il tema della sostenibilità. Il problema è che quando parliamo di investimenti sostenibili, ci riferiamo a un universo estremamente eterogeneo di diversi possibili approcci. Quindi, ancora una volta, qual è il ruolo dei benchmark in questo campo?

Lefkovitz: Nella divisione Indexes di Morningstar, abbiamo creato diverse famiglie di indici sostenibili. Ci sono quelli che si limitano a escludere determinati settori, ci sono quelli che integrano i fattori ESG in maniera più ampia, esaminando dozzine di criteri e indicatori, ci sono poi gli indici tematici, focalizzati sul low carbon, sulle energie rinnovabili o sulla gender diversity.

Gli indici possono aiutare a definire questi segmenti, limitando l’universo investibile, ma si tratta di un’area che necessito una forte definizione e degli standard solidi e chiari, perché c’è una terminologia complessa e molto vasta. Gli investitori hanno bisogno di aiuto per non perdersi e i benchmark possono farlo.

Baselli: Per concludere, l'abbiamo menzionato in precedenza, puoi spiegare brevemente cos’è il Morningstar Open Indexes Projet?

Lefkovitz: Qualche anno fa abbiamo notato che con il boom della gestione passiva, i benchmark oltre a essere un riferimento per i gestori diventavano delle vere e proprie strategie d’investimento. Questo ha portato a una crescita enorme dell’industria dell’indicizzazione e a un aumento delle commissioni relative all’utilizzo degli indici, mentre più in generale le commissioni nell’industria del risparmio gestito tendevano invece a diminuire.

Cerchiamo di combattere questo trend e di rendere i benchmark più accessibili, come quando erano usati come strumenti analitici, di confronto, ecc. Abbiamo quindi deciso di rendere gratuitamente disponibili un gruppo di indici azionari Morningstar da utilizzare come benchmark in prodotti finanziari a basso costo. Lo chiamiamo “open indexing”, è come un software open source che dà i propri codici gratis. I nostri indici azionari europei, globali e americani sono utilizzabili gratis da consulenti, gestori, asset owner, nel desiderio di rendere in generale gli indici più accessibili.

Baselli: Grazie Dan.

Lefkovitz: Grazie molte Valerio.

Baselli: Per Morningstar, Valerio Baselli, grazie per l’attenzione.

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

Info autore

Valerio Baselli

Valerio Baselli  è Giornalista di Morningstar.

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