A lezione di leva finanziaria

Qual è la logica che sta dietro agli strumenti di investimento utilizzati dai trader per fini speculativi o di copertura dei rischi.

Francesco Lavecchia 17/06/2019 | 09:50

“Datemi una leva e solleverò il mondo”, ha detto Archimede. I trader sono molto meno ambiziosi del matematico siracusano e si accontentano, con la leva finanziaria, di alzare le performance del loro portafoglio.  Grazie agli strumenti a leva, infatti, è possibile esporsi a un mercato finanziario per un valore pari ad N volte il capitale effettivamente investito.  Una soluzione, questa, particolarmente allettante per gli investitori con un profilo molto aggressivo poichè consente di moltiplicare i potenziali guadagni ma, allo stesso tempo, estremamente rischiosa perché, in caso di mercati avversi, può azzerare rapidamente il capitale investito. 

Come si moltiplicano guadagni e perdite
Proviamo a spiegare la logica della leva finanziaria attraverso un esempio. Se avessimo voluto acquistare 1.000 azioni FCA lo scorso 10 giugno 2019 avremmo avuto bisogno di 11.930 euro (il prezzo di chiusura sulla Borsa di Milano era pari a 11,93 euro). Una somma importante per un piccolo investitore. Ma attraverso gli strumenti a leva (come la marginazione) è possibile costruirsi un’esposizione analoga con un investimento significativamente più basso, ad esempio il 10% del valore della posizione (1.193 euro). Il nostro investimento, quindi, è a leva 10. Questo significa che in caso di apprezzamento del titolo del 5% il rendimento del nostro investimento sarà pari al 50%. Ma, viceversa, se il titolo FCA perdesse il 5% parimenti il nostro investimento perderebbe il 50% del proprio valore inizale. E se ipoteticamente il valore di FCA crollasse del 50% la nostra perdita sarebbe del 500%? In tal caso perderemmo 59.650 euro (cinque volte il capitale investito)? La risposta è no. Infatti gli strumenti comunemente usati per fare trading utilizzando la leva, come i contratti di marginazione, i future o le opzioni, impiegano dei meccanismi che limitano le perdite al 100% del capitale inizialmente investito. Nel caso della marginazione o dei future la perdita si limita infatti al margine richiesto dalla controparte (capitale investito) mentre per le opzioni la massima perdita è rappresentata dal “premio” inizialmente investito.

Tuttavia gli strumenti derivati tradizionali quali future e opzioni sono estremamente complessi e solitamente non adatti un piccolo risparmiatore, tipicamente definito investitore retail. Gli stessi strumenti sono invece funzionali alle esigenze tipiche di un investitore istituzionale, il quale li usa prevalentemente per scopi di copertura. Infatti, attraverso l’utilizzo di strumenti derivati è possibile anche scommettere sui ribassi dei diversi mercati permettendo quindi ad un gestore di utilizzare una piccola percentuale di liquidità del proprio fondo per coprire importanti porzioni di portafoglio investite in un determinato mercato geografico o settoriale.

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Info autore

Francesco Lavecchia

Francesco Lavecchia  è Research Editor di Morningstar in Italia

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