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Negli emergenti, occhio ai finanziari

I paesi in via di sviluppo, dicono da MIM, hanno valutazioni interessanti, soprattutto rispetto all’equity Usa. Ma bisogna scegliere la regione giusta. Le banche di molte nazioni rischiano di essere condizionate dall’andamento degli istituti cinesi. 

Marco Caprotti 06/06/2019 | 09:51

I mercati emergenti sono un’opportunità? La domanda nasce guardando l’andamento dei paesi in via di sviluppo nell’ultimo mese. L’indice Morningstar dedicato agli emerging market in quattro settimane ha perso il 6% circa (in euro e fino al 4 giugno), portando a +7% la performance da inizio anno.

Indice Morningstar EM
mercati

Dati in euro aggiornati al 6 giugno 2019
Fonte: Morningstar Direct

Performance che si sono riflesse in quelle della categoria che raccoglie i fondi che investono sui paesi in via di sviluppo a livello globale. “Nel complesso i mercati emergenti offono interessanti valutazioni”, spiega Suzanne Ramadan, Client portfolio manager Asia-Pacific di Morningstar Investment Management (MIM). “Soprattutto in relazione agli Stati Uniti. Va sottolineato, tuttavia, che ci sono disparità all’interno delle singole regioni e anche fra i settori”.

L’asset che va sotto la definizione di mercati emergenti è formato da aree molto differenti fra loro che comprendono l’Asia, l’Africa l’est Europa e l’America latina. “Di conseguenza, i driver della crescita possono essere molto diversi”, spiega Ramadan. “Siccome gli emerging non sono omogenei rappresentano un terreno fertile per gli investitori che guardano alle valutazioni e che possono scegliere i singoli investimenti per aggiungere valore nel lungo termine, scartando quelli che presentano uno scarso rendimento in rapporto ai rischi”.

Il grafico in basso mostra i rendimenti attesi nei prossimi dieci anni per le diverse aree che formano l’universo emerging anche in relazione ad alcune regioni sviluppate.
return

Occhio ai finanziari
Non mancano i rischi, soprattutto se si guarda l’asset class sotto l’aspetto settoriale. Il segmento più delicato, da questo punto di vista, secondo il manager di MIM è quello dei finanziari. “Sappiamo che dalla crisi finanziaria del 2008 le banche cinesi hanno visto crescere gli asset a rischio facendo ingenti prestiti a imprese e famiglie”, dice Ramadan. “Questo ha un impatto sui finanziari emerging in generale. Da questo punto di vista la maggiore esposizione geografica è sulle banche cinesi che pesano per il 29% del benchmark, mentre un altro 42% è diviso equamente fra India, Brasile, Taiwan, Sud Africa e Corea del Sud. In una situazione del genere, i finanziari non sono solo una isolata storia cinese, ma vengono molto influenzati dalle banche del colosso asiatico”.

Il grafico in basso mette a confronto il Roe (return on equity) dei finanziari dei paesi emergenti con quello dell’equity emerging in generale e con quello dell’azionario delle aree sviluppate.

Roe

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

Info autore

Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.

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