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Qualcosa non va nel reddito fisso

Nelle ultime settimane, l’asset ha rallentato il passo. I governativi, dicono da MIM, sono ancora cari. La qualità dei corporate, aggiungono, è troppo bassa mentre gli high yield temono che gli emittenti possano barcollare.  

Marco Caprotti 05/06/2019 | 15:25

Il mercato del reddito fisso fa una pausa. Ma non per questo diventa un’occasione di investimento. La frenata è ben evidenziata dall’andamento delle categorie Morningstar in cui sono raccolti i fondi che investono nei bond a livello mondiale. Il segmento Global bond in un mese (fino al 4 giugno e calcolato in euro) ha guadagnato lo 0,8% portando a +5% l’andamento da inizio anno. L’universo dedicato alla carta corporate in quattro settimane ha segnato +0,1% (+7,5% da gennaio) mentre quello riservato all’high yield ha registrato -1,27% (+8,29% da inizio anno).

Andamento categorie Morningstar
reddito fisso

 

I governativi restano cari
“Guardati sotto la lente delle valutazioni i bond governativi nel Regno Unito, in Europa e in Giappone restano sopravvalutati”, spiega uno studio di Morningstar Investment Management (MIM). “I Treasury offrono un miglior valore relativo ma, in prospettiva storica, sono ancora costosi”. Il quadro peggiora se si considera che, in alcuni casi, gli investitori sono stati obbligati ad accettare rendimenti più bassi rispetto al passato. “E’ un pessimo affare”, dice il report. “Riduce le possibilità di guadagno future e aumenta le probabilità di perdite nel caso in cui gli yield si muovano verso i loro fair value. Gli investitori dovrebbero avere un approccio flessibile e disciplinato che gli permetta di identificare i bond che offrono valore gestendo elementi del reddito fisso come gli spread e la duration. Questo per cercare di ridurre il rischio di una perdita di capitale definitiva”.

Corporate: attenti al rischio junk
Le cose vanno un po’ meglio, dal punto di vista dei rendimenti e rispetto ai governativi, sul mercato corporate. “Tuttavia non bisogna dimenticare che la qualità di questo asset si è deteriorarata nel tempo”, spiega il report. “La maggior parte dei titoli in questo segmento ha un merito di credito di BBB, il più basso per le emissioni investment grade. Elementi avversi potrebbero avere un effetto dirompente. Un round di downgrade potrebbe portare molti titoli al livello di spazzatura costringendo alla vendita quegli investitori che possono detenere solo carta investment grade”.

High yield: pericolo default?
Gli high yield hanno attraversato una fase di debolezza alla fine del 2018 che non gli ha comunque impedito di chiudere l’anno col segno più e di ripartire nel 2019 con slancio. Poi il mercato ha iniziato a vedere qualche elemento di rischio eccessivo, anche per un asset adatto a chi ha i nervi saldi. “Il segmento è poco interessante”, dicono da MIM. “Ci sono rischi di perdite di capitale. Soprattutto se si entrasse in una fase di crisi del credito in cui fosse difficile incontrare investitori disposti a puntare sulle emissioni di minore qualità. Questo, a ruota, aumenterebbe i rischi di default, visto che gli emittenti avrebbero difficoltà a finanziare le loro attività”.

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

Info autore

Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.

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