3 ragioni per frenare l’entusiasmo sugli alternativi

La crescita esponenziale delle strategie simili a quelle degli hedge fund, ma in versione UCITS, rispecchia le grandi aspettative degli investitori. I risultati, però, stentano ad arrivare. E i rischi non mancano.

Francesco Paganelli 07/03/2019 | 10:34

Ogni promessa è debito, anche per i liquid alternative. Il loro obiettivo dichiarato di generare un ritorno assoluto ‘in ogni condizione di mercato’ ha un forte appeal per molti operatori. Dopo un decennio di crescita esplosiva, tuttavia, i dati dicono che questa asset class deve ancora raggiungere una fase di maturità per giustificare il proprio posto all’interno dei portafogli degli investitori.
Queste strategie hanno vinto la battaglia dei flussi soprattutto dopo la crisi finanziaria, in un contesto in cui molti risparmiatori fanno fatica a trovare rendimenti adeguati nel reddito fisso, le valutazioni azionarie sono tutto fuorché scontate e il ciclo di espansione economica globale sembra tirare il fiato. Ma molti prodotti sono stati comprati (o venduti) contando su aspettative, più che su risultati convincenti. Ci sono almeno tre buone ragioni per esseri cauti in questo settore:

1-Poche opzioni interessanti
Il numero di strategie alternative attualmente disponibili per gli investitori europei è enorme: oltre 1.500 fondi in formato UCITS. Ma l’universo è cambiato profondamente negli anni. Dal 2009 a oggi, in media sono stati lanciati oltre 300 nuovi comparti all’anno, a fronte di un numero altrettanto alto di strumenti fusi o liquidati. Questo ricambio ha implicazioni importanti per i fund selector. Se applichiamo semplici filtri quantitativi all’universo di partenza, infatti, la gamma di opzioni ‘investibili’ si riduce drasticamente. A fine 2018, dagli oltre 2.500 strumenti nel database Morningstar classificati nelle categorie alternative, restano solo 140 comparti UCITS con cinque anni di vita, un patrmonio superiore ai 100 milioni di euro, e un rendimento a tre anni positivo. In altre parole, esistono poche strategie affermate con un track record rispettabile.

2-Il successo è transitorio
La straordinaria crescita del mercato ha introdotto nuove famiglie di prodotti, dagli alternative risk premia, che hanno avuto una buona raccolta nell’ultimo triennio, agli approcci multistrategy, molte delle quali hanno cavalcato l’entusiasmo per il GARS di Aberdeen Standard Investment, che nel momento di massimo splendore aveva masse in gestione per oltre 50 miliardi di euro. Ma osservando il mercato da una prospettiva storica si può notare come i fondi più popolari raramente riescano a mantenere la propria leadership nel tempo. Anzi.  In breve, il settore ha visto l’ascesa e la caduta di molti campioni, dal JPM Highbridge Statistical Market Neutral, oggi non più esistente, al GAM Multibond Absolute Return Bond, oggetto del recente scandalo che ha coinvolto il suo portfolio manager, Tim Haywood.

Tabella 1: Fondi alternativi più grandi a fine 2009, 2013 e 2018
Fondi alternativi più grandi nel 2009, 2013 e 2018

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Francesco Paganelli

Francesco Paganelli  è Fund Analyst di Morningstar in Italia

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