Fondi green, meglio guardare dietro l’etichetta

La sensibilità degli investitori verso le sfide ambientali è in costante crescita. In Italia ci sono una ventina di strumenti esposti al settore dell’energie rinnovabili o dell’ecologia. Si tratta, però, di un gruppo eterogeneo per rapporto rischio/rendimento e per esposizione alle fonti fossili.  

Valerio Baselli 24/01/2019 | 09:58

“Il cambiamento climatico è la sfida chiave del nostro tempo. La nostra generazione è la prima a sperimentare il rapido aumento delle temperature in tutto il mondo e probabilmente l'ultima che effettivamente possa combattere l’imminente crisi climatica globale”. Inizia con queste parole la dichiarazione congiunta di 16 capi di Stato e di governo europei (firmata per l’Italia dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella) per chiedere che durante la conferenza dell’Onu sul cambiamento climatico (COP24), tenutasi in Polonia lo scorso dicembre, venissero adottate “norme operative dettagliate e linee guida che rendano operativo l’accordo raggiunto a Parigi tre anni fa”.

Secondo l’ultimo rapporto della World Meteorological Organization (WMO), nel 2017 le concentrazioni medie di anidride carbonica a livello globale hanno raggiunto 405,5 parti per milione (erano 400,1 parti per milione nel 2015 e 403,3 nel 2016). Inoltre, secondo il National Climatic Data Center americano, nei primi sei mesi, il 2018 è stato il quarto anno più caldo di sempre dal 1880: la temperatura è aumentata di circa 1,06 gradi rispetto alla media dal 1880 al 1920. 

Insomma, tutto lascia pensare che senza un rapido taglio delle emissioni di anidride carbonica e dei gas responsabili dell’effetto serra, i cambiamenti climatici avranno impatti sempre più distruttivi e irreversibili. Il che si riflette, oltra che sulla natura e sulla salute degli esseri viventi, direttamente in perdite economiche. Secondo uno studio della Commissione europea sull'attuazione della strategia dell'Ue di adattamento ai cambiamenti climatici, “le perdite economiche registrate in Europa nel periodo 1980-2016 provocate da fenomeni meteorologici e altri eventi estremi legati al clima hanno superato i 436 miliardi di euro”. L’Italia è il secondo paese più penalizzato dopo la Germania. Si stima che i danni si decuplicheranno entro la fine del secolo se non verranno intraprese azioni di contrasto.

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Valerio Baselli

Valerio Baselli  è Giornalista di Morningstar.

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