Benvenuti sul nuovo sito Morningstar.it! Scopri quali sono i cambiamenti e come le nuove funzionalità ti possono aiutare ad avere successo negli investimenti.

Etf a confronto: Obbligazionari Inflation-Linked USD

Partendo dalla ricerca Morningstar, abbiamo messo a confronto i diversi replicanti dedicati al mercato dei bond americani indicizzati all’inflazione, disponibili per gli investitori italiani. 

Valerio Baselli 03/12/2018 | 10:56

L’economia domestica statunitense poggia su basi solide e non mostra per il momento segnali di debolezza. Secondo i dati del Dipartimento del commercio Usa, nel secondo trimestre 2018 il Prodotto interno lordo a stelle e strisce è balzato del 4,2%, un dato superiore alle attese degli analisti (attorno al 4%). I consumi sono saliti del 3,8%, mentre gli investimenti in proprietà intellettuale sono aumentati dell'11%. I profitti ante imposte delle aziende sono cresciuti del 7,7%, segnando il settimo mese consecutivo di crescita. Anche le condizioni del mercato del lavoro hanno mostrato segnali positivi consistenti, con il tasso di disoccupazione mai così basso negli ultimi 18 anni (3,9% al 30 giugno scorso).

Le pressioni inflazionistiche, fin qui rimaste in gran parte contenute, stanno ora dando segni di risveglio. L’indice dei prezzi al consumo ha segnato un incremento costantemente al di sopra del 2% nel corso del 2018, sebbene la versione core dell’indice, che esclude il costo dell’energia ed è la misura preferita della Federal Reserve, è rimasta sostanzialmente in linea con l'obiettivo di stabilità al 2%.

Complessivamente, rispetto alle altre economie sviluppate, le prospettive inflazionistiche negli Stati Uniti potrebbero essere soggette a maggiori rischi al rialzo a lungo termine. In particolare, la buona salute del mercato del lavoro potrebbe infine alimentare pressioni legate all’aumento dei salari.

La Fed ha avviato il processo di normalizzazione della politica monetaria nel dicembre 2015, ma ha proceduto con cautela. Dopo aver portato i tassi sui Fed Funds al 2-2,25% dall’1,75-2% a fine settembre (secondo aumento dell’anno), il comitato della banca centrale statunitense ha deciso di lasciarli invariati durante l’ultima riunione lo scorso 8 novembre, anche se gli operatori sono piuttosto unanimi nell’aspettarsi un terzo rialzo a dicembre e altri tre nel 2019. Al momento, quindi, i tassi di interesse rimangono al di sotto degli standard storici, tuttavia il percorso rimane saldamente orientato al rialzo e il rischio è un’accelerazione degli aumenti qualora l’economia mostrasse segni di surriscaldamento.

 
Dati in dollari al 30 settembre 2018. Fonte: OCSE.

L’offerta italiana
Per gli investitori dello Stivale sono disponibili sette Exchange traded funds che offrono esposizione diretta ai Tips (Treasury inflation-protected securities), cioè i titoli di Stato americani legati al tasso d’inflazione degli Stati Uniti. Una soluzione in grado di diversificare il portafoglio e coprirsi dall’impatto negativo che l’aumento delle aspettative d’inflazione ha solitamente sulle obbligazioni nominali. Per un risparmiatore che investe in obbligazioni, infatti, un incremento dell’inflazione comporta un minore rendimento reale, in particolar modo nel momento in cui l’inflazione supera le attese.

A spiccare nella tabella precedente, sia in termini di attivi in gestione sia per il fatto di essere al momento l’unico Etf di questo tipo coperto dalla ricerca qualitativa di Morningstar, è l’iShares $ TIPS UCITS ETF, replicante del Bloomberg Barclays US Government Inflation-Linked Bond Index, un benchmark comprende tutte le obbligazioni governative indicizzate degli Stati Uniti, con qualsiasi cedola, una durata residua di almeno un anno e un minimo in circolazione di 500 milioni di dollari (in pratica, il paniere è costituito da tutti i Tips esistenti, tranne quelli con scadenza residua inferiore a un anno).

Il fondo usa la replica fisica e iShares può effettuare operazioni di prestito titoli (fino al 100% del portafoglio), al fine di ottimizzare le prestazioni dell’Etf. In questo senso, è BlackRock che agisce come gestore degli investimenti. Tra giugno 2017 e giugno 2018, iShares ha prestato in media il 89% dei propri titoli, ottenendo da questa pratica 12 punti base di rendimento netto. Le spese correnti sono pari a 25 punti base, sopra la media dei concorrenti passivi della stessa categoria. Tuttavia, la tracking difference (cioè la differenza tra la performance del fondo e quella dell’indice replicato) è costantemente inferiore allo 0,25% e i notevoli introiti ottenuti tramite il prestito di titoli sono un fattore chiave nell’abbassare i costi finali. L’Etf ottiene un Analyst Rating pari a Silver.

Alternative
Il replicante di categoria meno caro in termini di commissioni è il Lyxor US TIPS ETF, con lo 0,09% di spese correnti. Utilizza la replica fisica e traccia dello stesso indice del fondo iShares.

Da segnalare poi alcuni Etf esposti alle obbligazioni Tips coperti dal rischio di cambio, non presenti in tabella in quanto facenti parte di una diversa categoria Morningstar (Obbligazioni Altro). Tra questi, quotato su Borsa Italiana, si trova l’UBS ETF – Barclays TIPS 1-10 Treasury Bond UCITS ETF (hedged to EUR) A-Acc, il quale replica l’Indice Barclays Capital US Government 1-10 Year Inflation-Linked Bond, che include l’importo totale di Tips con una scadenza di almeno 1 anno ma non superiore a 10 anni. La classe con copertura valutaria mira a ridurre l’impatto delle fluttuazioni dei corsi di cambio tra l’euro e il dollaro (a differenza degli altri due Etf di UBS non coperti, questo non prevede la distribuzione dei dividendi).

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

Info autore

Valerio Baselli

Valerio Baselli  è Giornalista di Morningstar in Francia e Italia.

Conferma la tipologia di utente


Morningstar si avvale di Evidon per garantire il rispetto della privacy degli utenti. Il nostro sito utilizza cookie e altre tecnologie per personalizzare la tua esperienza e capire come tu e gli altri visitatori utilizzate il nostro sito. Vedi 'Consenso per i cookie' per maggiori dettagli.

  • Altri siti Morningstar