Meglio non lasciare i bond

Il segmento obbligazionario è debole e si prepara ai rialzi dei tassi di interesse. Ma, dicono da MIM, si rischia di scegliere il momento sbagliato per uscire dall’investimento. E il portafoglio, aggiungono, perderebbe diversificazione.

Marco Caprotti 28/09/2018 | 15:58

Gli investitori in bond sono pronti per un rialzo dei tassi di interesse? Certo è che il segmento non se la sta passando benissimo. La categoria Morningstar che raccoglie i fondi che investono nell’obbligazionario globale, nell’ultimo mese ha perso lo 0,6% (fino al 27 settembre e in euro) portando a -0,56% la performance da inizio anno. Niente di grave, guardando i numeri così. La situazione assume un altro aspetto se a questi andamenti si aggiunge il -5% fatto segnare nel 2017. “I rendimenti dei bond stanno salendo dai minimi storici facendo scendere le valutazioni”, spiega Dan Kemp, Chief investment officer Emea di Morningstar Investment management (MIM). “In generale a subire maggiormente è stata la carta di minore qualità, compresa quella corporate”.

Pericolo tassi
In un momento in cui si parla di un possibile rialzo dei tassi di interesse (non solo quelli americani ma, ad esempio quelli che arriveranno inevitabilmente prima o poi nell’Eurozona) la situazione per i bondholder diventa ancora più delicata. “Uno scenario di rialzo dei tassi di interesse presenta diversi rischi”, spiega Laird Landmann Co-director fixed income di TCW. “Prendiamo il caso degli Stati Uniti: i tassi più alti dei Treasury faranno concorrenza ai rendimenti da dividendi dell’equity e al cap rate del real estate (il rendimento dato da un investimento immobiliare, Ndr). Ma gli effetti si sentiranno anche fuori dagli Usa. Il rafforzamento del dollaro è l’altra faccia dell’indebolimento delle valute emergenti e indica un’uscita degli investimenti dai paesi in via di sviluppo. Le strette delle Fed, inoltre appiattiscono la curva dei rendimenti disincentivando la creazione di credito. In generale, poi, aggiungono costi ai debiti di famiglie e imprese già sotto pressione”.

Bisogna quindi uscire dall’obbligazionario? “Dal nostro punto di vista di investitori di lungo periodo, incoraggiamo sempre i bondholder ad essere razionali a prescindere da quelle che sono le situazioni del momento dei mercati”, risponde Kemp. “Anche noi ci aspettiamo un rialzo dei tassi di interesse, ma nessuno ha la sfera di cristallo per poter dire quando arriveranno. Più volte, dalla fine della crisi dei subprime, ad esempio, media e analisti davano per imminente un rialzo dei tassi”.

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Info autore

Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.

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