L’America corre e gli investitori sudano

Gli operatori si domandano se la crescita degli Usa e di Wall Street sia sostenibile e quali saranno gli effetti dei dazi voluti da Trump. Il suggerimento di MIM è di non abbandonare la regione.

Marco Caprotti 27/09/2018 | 17:28

La corsa degli Usa deve spaventare i mercati? L’indice Morningstar US Market nell’ultimo mese (fino al 26 settembre e in dollari) ha guadagnato quasi l’1%, portando a +10,2% la performance da inizio anno.

Indice Morningstar US Market
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Dati in dollari aggiornati al 26 settembre 2018
Fonte: Morningstar Direct

Crescita e dazi
Le questioni con cui hanno a che fare gli investitori sono sostanzialmente due ed entrambe spinose anche se per ragioni diverse: la possibilità di un surriscaldamento dell’economia Usa e la guerra sui dazi scatenata dalla Casa Bianca.

Sul primo fronte gli investitori hanno valutato gli ultimi dati trimestrali sul Pil che parlano di una congiuntura in miglioramento del 4,2%. A questo si sono aggiunte le dichiarazioni del presidente Donald Trump secondo cui gli Stati Uniti “faranno ancora meglio”.

Sul lato dei dazi, gli operatori stanno cercando di capire quale sarà la portata dell’aumento delle tariffe sulle importazioni, anche alla luce delle contromisure che le diverse regioni metteranno in campo come ritorsione. “In mezzo a tutto questo Wall Street continua a viaggiare in alto, spinta dagli utili aziendali e dai benefici arrivati con i tagli fiscali alle imprese”, spiega Cherry Reynard, analista di Morningstar. “Nel frattempo sono accelerati i buyback, portando più di un’osservatore a pensare che i prezzi delle azioni siano gonfiati artificialmente. Resta il fatto che, sotto diversi punti di vista, il mercato azionario Usa ha valutazioni molto alte rispetto a quello di altre zone sviluppate”. 

Meno Usa in portafoglio?
E’ quindi arrivato il momento di togliere un po’ di America dai portafogli? “La risposta breve è no”, dice Dan Kemp, Chief Investment Officer di Morningstar Investment Management (MIM) per la regione Emea. “Concentrarsi sugli scenari peggiori impedisce di sfruttare la situazione se le cose dovessero andare bene. Parlando dei dazi, ad esempio, c’è sempre la possibilità che si raggiunga un compromesso e la questione si sgonfi. Più o meno come è successo quando ci sono state le tensioni nucleari con la Corea del nord”.

Per quanto riguarda i fondi di investimento quelli raccolti nella categoria Morningstar Large cap Blend hanno segnato, in dollari, +1,5% (+8% da gennaio). Quelli specializzati sulle grandi aziende Growth hanno guadagnato il 2% (+14%). I fondi Value sono cresciuti dello 0,78% (+5%). Il segmento dedicato alle Mid cap ha avuto un miglioramento dello 0,39% (+7,3%) mentre quello delle small cap dello 0,4% (9,7%).

Un Gold fra i Growth
Il segmento Growth, insomma, continua a mostrare un invidiabile stato di forma. Qui il fondo con Analyst rating che si è comportato meglio nel mese (+1,5% in euro) è stato T. Rowe Price US Blue Chip Eq Ad USD (Gold). “Larry Puglia è il solo gestore del fondo fin dall'inizio della strategia nel 1993 quando questa veniva venduta esclusivamente negli Stati Uniti”, spiega Mathieu Caquineau, fund analyst di Morningstar in un report del 18 dicembre 2017. “Dal 2003 è proposto agli investitori europei attraverso questo fondo domiciliato in Lussemburgo. Puglia cerca aziende con prospettive di sviluppo duraturo e superiori alla media, forti flussi di cassa e manager che sappiano far crescere il capitale. Il fondo è diversificato in 125-140 nomi. Puglia fa anche scommesse su player di grandi dimensioni con margini di crescita forti. E’ disposto a tenere o aggiungere al portafoglio queste società anche se sembrano costose rispetto alle metriche di valutazione tradizionali”.

L'analisi è stata realizzata con la piattaforma per professionisti finanziari, Morningstar Direct. Clicca qui per saperne di più sulle sue funzionalità.

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Info autore

Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.

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