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Dividendi in crescita per le banche Usa

Gli istututi americani hanno intenzione di far crescere le cedole. Ma, dicono gli analisti di Morningstar, hanno ancora spazi per aumentare il payout.

Marco Caprotti 07/08/2018 | 12:37

In apparenza il lavoro di una banca appare semplice. L’istituto prende denaro, lo presta a un tasso stabilito e incassa gli interessi. Dal punto di vista dei dividendi delle banche Usa sembra una facile fonte per finanziare le cedole. “Questo rubinetto, tuttavia, non è il solo elemento da considerare”, spiega Michael Hodel, portfolio manager di Morningstar Investment Management. “Ci sono da prendere in esame gli spread del credito, il rapporto fra equity e asset, l’efficienza patrimonale e la percentuale di debiti incagliati o inesigibili detenuti dalla banca”.

Arriva la crisi
Tutto, comunque, sembrava funzionare bene fino a un decennio fa. Poi è arrivata la crisi finanziaria che ha costretto molti istituti a ridurre o a eliminare del tutto il payout versato agli investitori. “La decisione di tagliare o cancellare il dividendo è stata inevitabile”, dice Hodel. “A questo si sono uniti una serie di regolamenti tesi a rafforzare le fondamenta patrimoniali delle banche che hanno spinto verso un’ulteriore stretta sulle cedole per permettere agli istituti di avere più soldi in cassa”.

Passata la buriana gli istituti di credito hanno ricominciato a versare dividendi, anche se il livello è rimasto più basso rispetto al periodo prima della crisi. Ma le cose sono sul punto di cambiare. “Negli Stati Uniti, per legge, le banche per staccare il dividendo hanno bisogno del permesso della Federal Reserve”, dice Hodel. “Per qusto motivo è facile sapere qule sarà la cedola versata da ogni singolo istituto. In base ai dati più recenti i dividendi della banche Usa danno un rendimento superore al 3%. L’analisi nel dettaglio mostra che gli istututi di credito verseranno per le cedole meno del 30% degli utili. Questo, almeno dal punto di vista teorico, lascia spazione per un aumento delle cedole in futuro”.

Andrà veramente così? “Le condizioni ci sono tutte”, risponde Hodel. “Però bisogna tenere conto che una parte degli utili probabilmete verrà utilizzata per operazioni di buyback. Per questo gli istituti dovranno decidere come intendono allocare il denaro”.

Dal punto di vista operativo, la scelta dei titoli sui quali investire va fatta con una certa attenzione. “Il settore bancario è altamente competitivo e gli istituti di credito non hanno grossi margini di manovra a causa dei numerosi elemnti normativi con i quali hanno a che fare”, spiega Hodel. “Tutto questo rende difficile trovare un Economic moat Ampio fra gli istituti di credito. Questo però non significa che non siano in grado di crearlo. I costi di switch, ad esempio, sono una leva importante visto che molti clienti non amano intraprendere le pratiche per cambiare istituto. Altri elementi che possono fare la differenza in termini di moat sono il controllo dei costi e le economie di scala”.

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

Info autore

Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.

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