Stiamo riscontrando problemi intermittenti nella registrazione al sito da parte degli utenti. Stiamo lavorando per risolverli al più presto. Ci scusiamo per il disguido. Grazie per la pazienza.

Mifid II: e la trasparenza?

In Italia ci sono società di gestione che mantengono un certo riserbo sui dati richiesti dalla nuova normativa (e che più fanno gli interessi degli investitori), tagliando fuori i data provider.

Marco Caprotti 20/07/2018 | 09:06
Facebook Twitter LinkedIn

E’ un po’ come in certe feste: si fa prima a dire chi mancava che chi c’era. Allo stesso modo (e grazie alla piattaforma per professionisti finanziari Morningstar Direct), con riferimento a Mifid II è più veloce fare l’elenco delle asset management company italiane che non hanno fornito ai data provider (come Morningstar) le informazioni contenute nello European Mifid Template (EMT) riguardo ad alcuni o tutti i loro fondi.

Le società
società

Dati aggiornati al 17 luglio 2018
Fonte: Morningstar Direct

Certo, non sono obbligate a farlo. Ma la questione della maggiore trasparenza, invocata proprio dalla nuova direttiva entrata in vigore a gennaio 2018, preme. “Gli esperti dell’industria descrivono i cambiamenti introdotti dalla nuova normativa come la maggior rivoluzione nei servizi finanziari dell’ultimo decennio”, spiega James Gard, analista di Morningstar. “Mifid II tocca diversi aspetti dell’investimento individuale fra cui: la consulenza, come i prodotti sono venduti e regolati, le infomazioni da fornire e i costi. L’obbiettivo principale, sottolineato più volte dall’Esma (European Securities and Markets Authority, l’organo di controllo sui mercati dell’Ue, Ndr) è quello di migliorare la protezione dell’investitore retail. In parole più semplici, questo significa una maggiore trasparenza su come i fondi sono venduti, oltre a un abbassamento dei costi per i risparmiatori”.

La marcia verso i dati
Subito prima dell’estate del 2017 Morningstar si era mossa per ottenere i dati dalle società di gestione che operano in Europa. Prima con una survey a campione e poi con la richiesta diretta a tutte le società di gestione (e, in alcuni casi, insistendo). Il doppio passaggio si è reso necessario perché, in quel periodo era ancora in corso di definizione dell’EMT che ha assunto la sua forma finale con l’arrivo dell’autunno. Si tratta di un documento preparato dallo European working group (praticamente una associazione europea fra le società di asset management, trader e studi legali costituita per lavorare sul modo migliore di aderire a Mifid II). L’obiettivo del documento è quello di fornire ai consulenti e alle piattaforme di trading uno strumento per fare un profilo più completo possibile del cliente e della sua propensione al rischio. Mifid II richiede ai consulenti e ai distributori (quindi anche alle piattaforme) di dare al cliente, nella fase pre-vendita, le proiezioni di quelli che potranno essere i costi e le commissioni, oltre a un report personalizzato riguardante le stesse voci in seguito. Inoltre, le società di fondi devono indentificare il cosiddetto obiettivo di mercato (target market) per cui lo strumento è appropriato. I distributori, da parte loro, devono preparare un report in cui si dimostra che solo le persone adatte hanno investito in uno specifico target market. Gli universi previsti dall’EMT sono sostanzialmente sei (alcuni dei quali prevedono dei segmenti): tipo di investitore (retail, professionale, controparte); conoscenza ed esperienza (base, informato, esperto); capacità di sopportare perdite; tolleranza al rischio (in base ai documenti informativi come il KIID); obiettivi e bisogni del cliente (conservazione del capitale, crescita, income, eccetera).

Morningstar, peraltro, ha partecipato attivamente alla formazione dell’EMT. Ad esempio, chiedendo una maggiore chiarezza per quanto riguarda la definizione del target market. “Per i consulenti, quando si parla di target market la questione non può essere netta: nero o bianco”, spiega Connor Sloman, responsabile Product and Client solution di Morningstar nella regione Emea. “Ci possono essere delle circostanze in cui un prodotto, destinato a un determinato target market, secondo il consulente può non servire al suo cliente per una corretta diversificazione. I distributori, invece, avendo tutti i dati a disposizione possono capire se la loro linea di investimenti è efficiente e, se è il caso, aggiustarla”.

Ma come mai alcune società sembrano avere delle difficoltà nel comunicare questo tipo di dati? La posizione prevalente si può riassumere con quella espressa da Anima. “Attualmente inviamo l’EMT ai distributori e ai partner commerciali, come previsto dalla normativa Mifid II”, dicono da Corso Garibaldi. “Stiamo valutando il livello di disclosure adottato nel mercato e definiremo pertanto più avanti la politica di diffusione dell’EMT ad altri soggetti. Resta fermo il nostro impegno alla trasparenza, testimoniato ad esempio dalla diffusione della composizione dei portafogli dei fondi agli info provider con frequenza mensile e sul nostro sito con frequenza settimanale”.

Visita il mini-sito Morningstar dedicato a MIFID II.

L'analisi è stata realizzata con la piattaforma per professionisti finanziari, Morningstar Direct. Clicca qui per saperne di più sulle sue funzionalità.

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

Facebook Twitter LinkedIn

Info autore

Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.