Etf, fuori da Wall Street e dentro l’Eurozona

Nel secondo trimestre, gli investitori europei hanno preferito le Borse del Vecchio continente a quella americana. Nel reddito fisso, i flussi di raccolta si sono diretti verso le obbligazioni in dollari e emergenti.

Sara Silano 14/07/2017 | 15:41

Nel secondo trimestre, gli investitori europei in Etf (Exchange traded fund) azionari hanno voltato le spalle a Wall Street, preferendo i mercati emergenti e l’Eurozona. L’interesse che avevano mostrato per la Borsa americana nei primi tre mesi dell’anno ha lasciato il posto ai riscatti sia nel segmento delle large che delle small cap. “Non stupisce che questo sia accaduto in coincidenza con l’indebolimento del dollaro rispetto alle principali valute internazionali”, spiega Jose-Garcia Zarate, che in Morningstar è associate director delle strategie passive. “Sembra che ora gli operatori stiano scontando i rischi di ribassi del cosiddetto Trump trade, ossia del rally post-elettorale”.

Sorpresa Eurozona
In totale, gli Etf azionari hanno raccolto 13,3 miliardi di euro netti nel secondo trimestre (erano stati 19,4 nel precedente periodo). Di questi, 3,1 sono andati sugli strumenti indicizzati alle Borse emergenti e altrettanti a quelli con focus sull’area euro. Mentre i primi sono inseriti in una tendenza positiva che dura da mesi, i secondi hanno rappresentato una sorpresa. “E’ probabile che la riduzione dei rischi politici, dopo le votazioni in Francia e Olanda, abbia accresciuto la fiducia degli investitori verso l’area”, scrive Zarate nel suo European Etf asset flow report. “Infatti, la categoria di fondi specializzati sul listino parigino è tra le prime cinque per flussi netti nei tre mesi”.

Migliori e peggiori categorie di ETF azionari nel secondo trimestre 2017

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Sara Silano

Sara Silano  è caporedattore di Morningstar in Italia

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