A lezione dal fund manager

Gestione attiva, passiva o smart. Ecco quali sono i principali approcci utilizzati nella costruzione dei portafogli.

Francesco Lavecchia 25/04/2017 | 09:11

Com’è gestito il tuo fondo? A volte gli investitori commettono l’errore di focalizzare l’attenzione sulla lista dei titoli inseriti in portafoglio e mettono in secondo piano la strategia adottata dal fund manager nel comporlo. Qual è l’obiettivo di investimento del comparto e in che modo il gestore cercherà di realizzarlo? La teoria finanziaria distingue in questo senso due approcci fondamentali nella gestione: quello attivo e quello passivo.

Gestioni attive
I gestori che adottano una strategia attiva partono dal presupposto che il mercato non sia efficiente, che l’informazione sia incompleta e che attraverso la loro esperienza, le loro capacità e la tecnologia a disposizione possano realizzare un extra-rendimento. Per questo si fanno carico di numerose scelte di investimento legate al timing di acquisto e vendita, all’allocazione del capitale nelle diverse tipologie di asset e ai singoli titoli in portafoglio.

All’interno di questa macro-categoria troviamo le strategie che hanno come obiettivo quello di sovraperformare un indice di riferimento (benchmark oriented) e quelle che puntano al raggiungimento di un determinato risultato (outcome oriented). Nel primo caso il gestore cerca di generare alpha divergendo dall’indice attraverso l’utilizzo di pesi o titoli diversi rispetto ai constituent dello stesso, seguendo una propria idea di come andranno i mercati e di quali sono i fondamentali delle società. Nel secondo caso, invece, le scelte del fund manager sono completamente slegate dal benchmark. Inoltre, in base all’obiettivo che si prefiggono di realizzare, tali strategie si distinguono in:

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Info autore

Francesco Lavecchia

Francesco Lavecchia  è Research Editor di Morningstar in Italia

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