Gli Etf attivi hanno ancora molta strada da fare

I replicanti gestiti attivamente sembrano essere la tappa successiva agli “strategic beta”. Questi fondi esistono dal 2008 ma non hanno ancora sfondato. I nodi principali riguardano la trasparenza e la domanda.

Valerio Baselli 03/04/2017 | 10:19

In principio, gli emittenti di Exchange traded fund hanno dedicato i loro sforzi a sviluppare prodotti plain-vanilla, che replicassero gli indici più popolari e utilizzati. Dopo aver coperto quasi tutti gli stili e le asset class, e aver ridisegnato in qualche modo la nozione tradizionale di gestione passiva con il lancio di prodotti più complessi come gli “strategic beta”, gli Etf gestiti attivamente sembrano essere la tappa successiva.

Si tratta di fondi negoziati in Borsa in tempo reale che hanno l’obiettivo di battere il proprio indice di riferimento e il cui portafoglio è seguito da un gestore, che spesso si basa su modelli quantitativi per selezionare i titoli e i pesi.

Una storia tormentata
La banca di investimento Bear Stearns (acquisita subito dopo lo scoppio della crisi dei mutui subprime da JP Morgan) fu la prima a lanciare un Etf gestito attivamente nel marzo 2008 negli Stati Uniti. Alla fine del 2016, gli investitori statunitensi hanno investito più di 2.500 miliardi di dollari in Etf convenzionali, ma solo 28,9 miliardi in Etf gestiti attivamente.

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Valerio Baselli

Valerio Baselli  è Giornalista di Morningstar.

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