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Indici e fattori di rischio

Abbiamo analizzato il comportamento di alcuni benchmark attraverso il Morningstar global risk model.

Francesco Lavecchia 23/03/2017 | 09:49
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Si scrive “rischio”, si legge “opportunità”. Comprendere quali sono i principali risk factor può aiutare a formulare nel modo migliore le scelte di investimento.

Analizzando gli indici Msci per area geografica attraverso il Morningstar Global Risk Model (che, sulla base dei dati fondamentali delle aziende e dei rating ad esse assegnate dai modelli quantitativi proprietari, permette di identificare le singole fonti di rischio e rendimento e il “premio” che si ottiene per l’esposizione a ciascuna di esse) è possibile capire le caratteristiche dei mercati in cui investire, in modo da adottare le soluzioni che meglio rispondono alle esigenze dell’investitore.

Valutazioni azionarie
In base a questa analisi, la Cina è attualmente il mercato scambiato ai tassi di sconto più alti. Sebbene da inizio anno i listini di Shanghai e Hong Kong abbiano sovraperformato quelli sviluppati (e in particolare gli Usa), devono ancora colmare il gap di rendimento accumulato negli ultimi due anni e presentano quotazioni ancora molto convenienti (valori elevati nella colonna “valutazione" indicano un rapporto Prezzo/Fair value più basso).

L’Economic moat
I titoli di maggior qualità sono in Europa (in particolare nei paesi nordici) e negli Stati Uniti. Il livello di redditività delle aziende scende quando ci spostiamo in Asia: il Giappone presenta il valore più basso relativamente al fattore Economic moat. Una possibile spiegazione di questo risultato può essere la dipendenza di molte società del Sol Levante dai mercati esteri e di conseguenza la forte esposizione alle fluttuazioni del tasso di cambio. Condizioni, queste, che rendono meno stabili i flussi di cassa e i loro margini di profitto.

Regioniriskfactor 28022017

 

Fattori di rischio a livello settoriale
Applicando il Global Risk Model agli indici Msci globali settoriali si scopre che le valutazioni più interessanti si trovano tra i titoli telecom e della salute, che sono stati tra i peggiori performer negli ultimi sei mesi e che ora sono scambiati (in base alle valutazioni degli analisti di Morningstar) a un rapporto Prezzo/Fair value (P/FV) rispettivamente pari a 0,95 e 0,98. I più costosi, invece, sono gli energetici e i minerari. Questi ultimi, in particolare, hanno guadagnato quasi il 30% negli ultimi 12 mesi e ora mostrano un P/FV medio pari a 1,19. 

In termini di Economic moat, secondo il Global Risk model, i migliori valori si ottengono nel settore della salute, dell’information technology e dei beni di consumo difensivi. Tutti comparti dove è più facile costruirsi una posizione di vantaggio (facendo leva sui diritti di brevetto, nel caso dei primi due, e sulla forza del marchio per i consumer).

Guardando alla variabile financial health scopriamo, invece, che i bilanci più solidi a livello mondiale sono tra le società high-tech e finanziarie. Le prime godono solitamente di flussi di cassa elevati e dunque di una liquidità che garantisce loro un’alta solvibilità, mentre le aziende del settore finanza (in particolare le banche) sono migliorate molto negli ultimi anni sotto questo profilo in seguito a direttive degli organi di controllo sovranazionali che le hanno costrette a rafforzare i loro patrimoni.

 Settoririskfactor 28022017

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Info autore

Francesco Lavecchia

Francesco Lavecchia  è Research Editor di Morningstar in Italia