L’ascesa dei fondi low-cost

Nel 2016, la quota di mercato degli indicizzati europei è cresciuta al 15%. Negli Stati Uniti, i flussi verso questi prodotti hanno toccato il record di 504,8 miliardi di dollari. E Vanguard, a livello globale, raccoglie più del resto degli operatori.

Sara Silano 27/02/2017 | 09:43
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Per i fondi azionari europei, il nuovo anno si è aperto in controtendenza rispetto al 2016. Secondo le statistiche Morningstar, a gennaio i flussi netti sono stati pari a 3,36 miliardi di euro. La fetta più grande (2,75 miliardi) è dei comparti a gestione attiva. L’anno scorso, questi ultimi avevano concluso con pesanti riscatti netti e gran parte della raccolta si era diretta verso i prodotti indicizzati.

Possiamo parlare di un ritorno verso gli attivi? In realtà, è prematuro. Se aggiungiamo ai 61 milioni fluiti negli index fund, i 6,9 miliardi degli Etf (Exchange traded fund) azionari, si capisce come la componente passiva continui ad avere un ruolo importante nelle scelte degli investitori.

2016, la svolta
Per l’industria dei fondi europea, il 2016 ha rappresentato un anno di cambiamento nei rapporti tra i due approcci alla gestione. I flussi netti negli indicizzati sono stati pari a 77 miliardi (il dato include gli Etf), contro i 45 miliardi dei comparti a gestione attiva. La quota di mercato dei primi all’interno dell’universo dei fondi a lungo termine (esclusi i monetari) è cresciuta al 15,1% dal 13,8 di fine 2015. E’ ancor più significativo l’incremento per i soli comparti azionari: a fine 2016 rappresentavano il 25% del totale dei patrimonio allocato in prodotti equity. La porzione più significativa è in mano agli Etf, mentre gli index fund non quotati sono ancora una nicchia.

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Sara Silano

Sara Silano  è caporedattore di Morningstar in Italia

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