Industria dei fondi, ingredienti per un matrimonio

Il settore del risparmio gestito è in fase di consolidamento. Cosa bolle in pentola nel 2017 e quali sono i fattori-chiave che gli investitori devono considerare quando due società si integrano.

Sara Silano 22/12/2016 | 09:57

L’annuncio delle nozze tra Amundi e Pioneer Investments, che porterà alla nascita di una società con un patrimonio in gestione di oltre 1.200 miliardi di euro, chiude un anno movimentato per l’industria italiana e mondiale degli investimenti. Ad ottobre era stata la volta di Henderson e Janus, che hanno siglato un’intesa per creare un gruppo da oltre 320 miliardi di dollari, e dell’offerta di NN Group (in precedenza ING) per acquistare Delta Lloyd per un valore di 2,4 miliardi di euro.

Ancora fusioni?
Mentre gli analisti dibattono sulla possibilità di un’accelerazione o diminuzione delle fusioni e acquisizioni nel settore del risparmio gestito nel 2017, appare assai probabile che qualche operazione ci sarà anche nei mesi a venire. Tra i nomi che si fanno in Italia, c’è quello di Anima, nella quale confluirà la società di gestione di Poste Italiane (Banco Posta Fondi) entro la prima metà del nuovo anno, ma che potrebbe decidere di crescere ancora. Il dossier più probabile è quello di Aletti Gestielle, dopo che le rispettive controllanti, BPM e Banco Popolare, hanno stipulato l’atto di fusione nei giorni scorsi. C’è poi Aberdeen asset management, che si è ritirato dalla corsa per Pioneer, perché “il prezzo era troppo alto”, ma che a Bloomberg ha dichiarato, attraverso il suo amministratore delegato, Martin Gilbert: “Spero che troveremo qualcos’altro, ma per il momento non c’è nulla”.

L’industria che verrà
Al di là delle speculazioni sulle future operazioni di consolidamento, sembra affermarsi una polarizzazione tra grandi gruppi, capaci di generare forti economie di scala, e boutique altamente specializzate. Il tutto in un contesto dove, spiega Greggory Warren, analista azionario di Morningstar, “la pressione competitiva generata dalla diffusione dei fondi passivi e degli Exchange traded funds rappresenta una minaccia costante per le case di investimento tradizionali”.

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Info autore

Sara Silano

Sara Silano  è caporedattore di Morningstar in Italia

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