L’Europa si ferma a 10 anni

Nonostante la situazione difficile sia dal punto di vista macro che politico, le valutazioni dell’equity della regione sono interessanti. Soprattutto quando si parla di energy ed emerging. Ma è meglio non allungare troppo l’orizzonte temporale. 

Marco Caprotti 17/10/2016 | 09:48
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Un mercato complesso, ma non per questo da abbandonare. Anzi. Non hanno dubbi a Morningstar Investment Management quando ragionano sulle decisioni di investimento che riguardano l’Europa. “La regione è alle prese con un calo generalizzato della popolazione, una forte disoccupazione, alti livelli di debito e, più di recente, con la possibilità di una dissoluzione dell’Unione europea”, spiega il documento Global Investment, Strategy and Asset allocation di settembre 2016. “Tuttavia un investitore che evitasse l’equity europeo su queste basi, farebbe un ragionamento superficiale. Bisogna chiedersi quante di queste cattive notizie sono già incorporate nelle valutazioni. Per farlo, tuttavia, è necessario anche comprendere quale sarà il futuro stato dell’Ue”.

I rischi
Il compito non è facile. L’acuirsi delle incertezze dopo il referendum con cui il Regno Unito ha detto addio all’Ue, ad esempio, potrebbe influire sul clima di fiducia e sugli scambi, ha spiegato la Bce nell’ultimo Bollettino economico. La ripresa economica nell'area, ha aggiunto, “deve superare anche le sfide poste da altre incertezze geopolitiche”.

Gli ultimi dati arrivati dalla Bce dicono che il Pil nell'Eurozona è cresciuto dello 0,3% nel secondo trimestre rispetto al primo e dell'1,6% nei confronti dello stesso periodo del 2015. Nell'Ue a 28, il Pil nel secondo trimestre è aumentato dello 0,4% congiunturale e dell'1,8% tendenziale: anche in questi casi risultano confermate le stime di agosto. Tra i paesi per cui i dati sono disponibili, gli incrementi più sensibili sono stati registrati in Romania (+1,5%) e Ungheria (+1%), mentre spicca in negativo la crescita zero di Francia, Italia e Finlandia. Poi ci sono i rischi politici legati sempre alle ricadute della situazione post-referendum nel Regno Unito, all'aumento dei rifugiati e al terrorismo. Altri pericoli (passati e futuri) includono le debolezze del settore bancario e finanziario in alcuni paesi.

Dieci anni interessanti
Il vantaggio che può offrire il vecchio continente, rispetto ad esempio agli Usa, secondo MIM, è legato alle valutazioni in un obiettivo temporale di 10 anni. “In questo senso gli asset più interessanti sono l’energy e la parte emerging della regione”, dice lo studio. “Questi segmenti offrono, rispettivamente possibilità di rendimenti del 7% e dell’8,4%”. Questo non significa che gli investitori si debbano buttare mani e piedi nell’equity della regione e nemmeno nei suoi due comparti più interessanti. “Il problema, in questi casi è capire se si tratta di value trap (trappole di valore, quando un asset ha quotazioni basse ma poi non sale mai, Ndr) e se ci sono in vista degli eventi che possono cambiare lo scenario”, spiega il report. “Attualmente il rendimento da dividendi del settore energy in un orizzonte temporale di 10 anni è del 6,4%, ma scende al 3,8% se allarghiamo lo spettro a 20 anni. Discorso analogo per l’Europa emerging: 3,9% contro il 2,4%.

 

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Info autore

Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.

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