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Etf multi-factor, istruzioni per l’uso

Le strategie che combinano diversi fattori prendono piede. Se da un lato permettono di abbassare il rischio complessivo, dall’altro occorre fare attenzione a quali fattori vengono messi assieme.

Ben Johnson 08/08/2016 | 09:17
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Le ragioni che stanno dietro al successo delle strategie multi fattore sono, in fondo, molto simili a quelle che stanno dietro al concetto di diversificazione: non mettere tutte le uova nello stesso paniere. Detto questo, passare dalla teoria alla pratica è un altro paio di maniche.

Gli Exchange traded funds (Etf) che replicano indici multi-factor hanno conosciuto in questi anni una vera e propria proliferazione, soprattutto negli Stati Uniti, che spesso però può rendere ancora più complicata la scelta all’investitore finale.

La ricerca accademica ha documentato tutta una serie di fattori individuali, anche in fondo se pochi di essi sono accettati come credibili. Secondo me, quelli che valgono davvero la pena di essere presi in considerazione sono sei: valore, momentum, dimensioni, qualità, bassa volatilità e dividendi.

Il grafico sottostante mostra la performance di lungo periodo di questi sei fattori presi individualmente, confrontati con l’indice Msci World.

ETF Factor Investing 1

Nel corso degli ultimi 15 anni, tutti questi fattori, tranne uno, sono riusciti a produrre un rendimento aggiustato per il rischio superiore al mercato, come misurato dall’indice di Sharpe.

Questo significa quindi che basta scegliere il fattore che si preferisce e aspettare? Non proprio. In realtà, quello che il grafico non mostra è la ciclicalità dei rendimenti di questi fattori. Infatti, nonostante ogni singolo fattore abbia prodotto una performance annualizzata superiore al mercato, non sono state tutte rose e fiori e la tabella che segue lo dimostra.

ETF Factor Investing 2

Ogni singolo fattore segue un suo proprio ciclo di rendimento, in alcuni casi fatto di prolungati periodi di sovra performance (la “qualità” ad esempio) o di sotto performance (come il “valore”).

Se poi si analizzano le correlazioni tra questi diversi fattori, si nota che alcuni funzionano meglio se combinati ad altri: il “valore” e il “momentum” ne sono un esempio. Combinare quindi esposizioni complementari, nel senso non correlate tra loro, sembra una cosa sensata per limitare ancora di più la volatilità.

Alcuni investitori potrebbero essere tentati di costruirsi una propria esposizione a diversi fattori con il “fai da te”. Tuttavia, credo che la scelta di utilizzare un Etf multi-factor sia la migliore per la maggior parte delle persone, da un punto di vista gestionale, dei costi e fiscale.

Comunque, è importante che gli investitori si interessino alla metodologia utilizzata per combinare i diversi fattori e soprattutto che seguano delle regole di base: restare nella semplicità e porre un’attenzione particolare ai costi.

Infine, occorre sempre ricordarsi che questi prodotti non sono formule miracolose. Non c’è mai la garanzia che un prodotto finanziario produca un rendimento aggiustato per il rischio superiore al benchmark. E comunque, di solito questo avviene nel medio periodo, lungo il corso di un intero ciclo di mercato. Questo implica il fatto che ogni investitore debba essere paziente e accetti di subire un po’ di volatilità.

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Info autore

Ben Johnson  Ben Johnson is Morningstar’s Director of European ETF Research.