Etp, i migliori e i peggiori di giugno

L’oro - spinto dalla Brexit - e il mercato azionario brasiliano dominano la Top 10 del mese. Male il settore bancario europeo, stretto tra crediti inesigibili e politica.

Valerio Baselli 11/07/2016 | 09:56
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Gli investitori del Vecchio continente hanno vissuto il mese di giugno con una sola idea in testa: la Brexit. La fotografia mensile dell’industria europea degli Exchange traded products (Etp) conferma infatti la rinnovata corsa all’oro, considerato il bene rifugio per eccellenza nei momenti di grande incertezza.

Gli Etp, infatti, essendo strumenti puramente passivi, riflettono nei loro movimenti l’evoluzione dei mercati, senza che la performance venga distorta dalle scelte (buone o cattive) di un gestore attivo. Inoltre, i replicanti vengono sempre più utilizzati come strumenti per posizioni tattiche di breve periodo. Perciò i rendimenti riflettono fedelmente quello che viene chiamato il sentiment degli investitori.

Secondo i dati Morningstar, a giugno, tra il miglior Etp (in termini di rendimento) e il peggiore ci sono quasi 45 punti percentuali (prendendo in considerazione quelli registrati alla vendita in Italia ed escludendo i replicanti strutturati, cioè a leva o short).

Un mese d’oro
Dando uno sguardo alle tabelle sottostanti, si nota che nella Top 10 si trovano ben sette strumenti dedicati alle materie prime, di cui cinque esposti al metallo giallo e due al gas naturale.

Il lingotto aveva già beneficiato della forte volatilità di inizio anno, ma è stato l’esito del referendum britannico a dare la spinta decisiva. “Lo shock finanziario derivante dalla Brexit ha fatto registrare il picco di tre anni nel numero di nuovi investitori in oro”, si legge in una nota a cura di BullionVault, società inglese che offre servizi per la compravendita di metalli preziosi.

Il picco dell'oro in dollari, toccato a seguito del voto del referendum e che ha portato il bene rifugio a toccare i massimi di tre anni anche in euro e sterline, ha fatto registrare il più alto numero di venditori da quando la compagnia BullionVault è nata nel 2005, in rialzo del 148% rispetto alla media dei 12 mesi precedenti.

I prezzi dell'oro sono saliti del 24% in dollari dall'inizio dell'anno e del 22% in euro. Coloro che non hanno venduto nelle ultime due settimane si ritrovano adesso con una valutazione abbastanza solida del metallo in grado di bilanciare investimenti su altri asset a rischio, messi sotto pressione dal voto del referendum.

Oltre al metallo prezioso, la Top 10 di giugno vede anche tre replicanti esposti al mercato azionario brasiliano. Per dare un’idea della volatilità dei listini, quest’ultimo si trovava tra i 10 peggiori Etp del mese scorso.

Stesso discorso si può fare al rovescio per l’Etf di Lyxor dedicato alla Borsa di Atena, top performer in assoluto di maggio, si ritrova a giugno tra i peggiori del mese.

Bancari nella bufera
Ma a segnare profondamente la Flop 10 di giugno, sono soprattutto i replicanti esposti al settore finanziario europeo, ben sette su 10. E qui, purtroppo, l’Italia gioca un ruolo chiave. Le banche italiane sono infatti quelle che subiscono la pressione più forte in vista degli stress test dell’Autorità bancaria europea fissati per fine luglio.

Alla vigilia del referendum britannico, ad esempio, Francoforte ha inviato una lettera ai vertici di Monte dei Paschi di Siena imponendo tra le altre cose un piano triennale per smaltire almeno una decina di miliardi di euro di sofferenze lorde, sui 27 miliardi totali. La reazione sui mercati è stata violenta, col titolo che ha segnato un nuovo minimo storico sotto al miliardo di capitalizzazione.

La più antica banca al mondo non è certo l’unica a ritrovarsi in acque agitate. “Sette delle 47 banche componenti l’Indice EURO STOXX 600 sono attualmente al di sopra della soglia di pericolo (misurata dal Texas Ratio, Ndr) e tre di queste sono banche italiane. Poco al di sotto del livello massimo, però, troviamo altri due istituti di credito italiani – Unicredit e Banca Intesa – il che lascia bene intendere l’ampiezza della crisi”, si legge in una recente nota a cura di Saxo Bank.

Intanto, in attesa dei temuti test di fine mese, il governo pensa a un possibile intervento pubblica con la creazione di una “bad bank” che possa detenere i crediti deteriorati, ma contemporaneamente lavora sotto banco per trovare una soluzione politica con le autorità europee che possa allargargli il campo di azione. Gli altri membri dell’Eurozona, però, non sembrano per il momento inclini a permettere all’esecutivo italiano di iniettare nuovo capitale nelle proprie banche se non attraverso l’articolo 32 (applicabile, al momento, solo per Mps). I vertici europei, comunque, stanno lavorando alla creazione di un piano di salvataggio che potrebbe prendere diverse forme, dall’introduzione di nuovi strumenti all’accelerazione verso l’Unione bancaria.

Etf Mig 06 16

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Info autore

Valerio Baselli

Valerio Baselli  è Giornalista di Morningstar.