E l’America resta a guardare

Le categorie Morningstar dedicate agli Usa nell’ultimo mese hanno avuto performance piatte. Pesano dati macro con luci e ombre e i dubbi legati a Brexit. 

Marco Caprotti 07/07/2016 | 11:41

Gli Usa non convincono più come prima? Il dubbio viene guardando l’andamento delle categorie Morningstar dedicate ai fondi specializzati sulla prima economia del mondo che, nell’ultimo mese (fino al 5 luglio e calcolando in euro) hanno navigato intorno a quota zero. “I dati congiunturali americani sono stati contradditori”, spiega Robert Johnson, responsabile della ricerca economica di Morningstar. “Gli investitori probabilmente hanno preferito mettersi alla finestra, anche in attesa dei risultati del referendum sull’uscita del Regno Unito dall’Ue (il cosiddetto Brexit, Ndr)”.

Il quadro macro
Fra gli elementi positivi usciti nelle settimane scorse c’è che l’economia americana è cresciuta nel primo trimestre a un passo più rapido di quanto inizialmente ipotizzato e che il progresso è stato superiore alle stime. La revisione finale del dato diffuso dal dipartimento al Commercio americano dice che il Pil è aumentato dell'1,1%, contro il +0,8% della previsione intermedia e il +0,5% di quella preliminare. Per la lettura finale, gli analisti attendevano un rialzo dell'1%. Nel quarto trimestre il Pil era salito dell'1,4%, mentre nell'intero 2015 era cresciuto del 2,4%.

Altri dati sono meno confortanti. A maggio, ad esempio, il numero di compromessi per la vendita di case esistenti è sceso più delle stime, mandando un segnale di rallentamento del mercato immobiliare americano. Il dato, reso noto dall'associazione di settore (National Association of Realtors), è sceso del 3,7% a 110,8 punti, dopo i 115 di aprile. Gli analisti attendevano un ribasso del 2%. Ad aprile, invece, è continuata la crescita dei prezzi delle case negli Stati Uniti, come emerge dall'indice Standard & Poor's/Case-Shiller, che misura l'andamento del costo delle abitazioni americane. Nei dodici mesi, l'indice che riguarda l'intera nazione è salito del 5%, meno del +5,1% segnato a marzo. Luci e ombre anche sui consumi, che sono cresciuti in linea con le previsioni, seppure a passo lento. I redditi personali, intanto, sono aumentati però meno delle stime.

C’è di che essere preoccupati? “Noi preferiamo guardare ai dati annuali”, spiega Johnson. “Facendo in questo modo si evita di essere condizionati da aggiustamenti che, a volte, sono frutto di fattori stagionali e non si casca nella volatilità di breve periodo che spesso creano”.

E Brexit?
Sullo sfondo, almeno per il momento, resta la questione Brexit. Il risultato del referendum nel Regno Unito secondo l’agenzia di rating Fitch si ripercuoterà sull'economia americana, ma non avrà un impatto sull'affidabilità creditizia e l’impatto sarà limitato. “Probabilmente ci sarà un rinnovato rafforzamento del dollaro, che penalizzerà la crescita e potrebbe ritardare il prossimo aumento dei tassi da parte della Federal Reserve", spiega un report della società di analisi. "Un aumento della volatilità dei mercati e dell'avversione al rischio potrebbero portare a un inasprimento delle condizioni del debito” Gli Stati Uniti, secondo Fitch, beneficeranno dell'avversione globale al rischio: il calo dei rendimenti dei titoli di stato americani "sottolinea il ruolo degli Stati Uniti come porto sicuro, cosa cruciale per l'affidabilità creditizia”.

 

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Info autore

Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.

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