Brexit, i fund manager votano scheda bianca

L’analisi sui portafogli dei fondi Azionari Europa Large-Cap dimostra come il referendum sull’uscita del Regno Unito dall’Ue non abbia condizionato le scelte dei gestori.

Ali Masarwah 21/06/2016 | 10:32
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Il voto lascia indifferenti i fund manager. Nei portafogli dei comparti appartenenti alla categoria Morningstar Azionari Europa Large-Cap (lo studio prende in considerazione 350 fondi per i quali è disponibile la lista completa delle holding su base mensile) la quota investita in titoli britannici non ha subito variazioni di rilievo. Ma quali sono le ragioni di questo compartamento?

L’uscita del Regno Unito dall’Ue è uno dei principali fattori di incertezza per il mercato. L’indebolimento della congiuntura in Cina, l’innalzamento dei tassi di interesse negli Usa e l’anemica crescita economica nell’Area euro sono stati al momento messi in secondo piano dalla possibilità che il “SI” esca vincitore dalle urne il prossimo 23 giugno. In base alle ultime analisi, infatti, questa decisione potrebbe condurre la Gran Bretagna in una fase di recessione e bruciare qulcosa come 500mila posti di lavoro. Questo, però, non sembra essere sufficiente a cambiare le strategie dei gestori.

I fund manager non cambiano strategia
Analizzando il grafico di Figura 1, che mostra quanto i fondi della categoria Azionari Europa Large-Cap sottopesino il mercato Uk rispetto all’indice di riferimento (Msci Europe), si nota come negli ultimi cinque anni, fino a maggio 2016, i gestori non abbiano mai replicato l’indice nell’esposizione a questo mercato (il gap medio è stato del 4,8%). Al culmine della crisi del debito nell’Area euro, tra metà agosto del 2011 e fine giugno 2012, il Regno Unito è stato considerato come un mercato rifugio da parte dei fondi comuni e in quei mesi l’esposizione media dei portafogli ha toccato i massimi, riducendo il gap con l’Msci Europe a meno dell’1%.

A settembre 2014, invece, prima del voto sulla permanenza della Scozia nel Regno Unito, il peso dell’azionario Uk si è ridotto significativamente, portando il differenzialte attorno al 6%-7%. Gli ultimi portafogli, che fotografano l’asset allocation dei fondi a fine maggio, indicano come la percentuale dell’azionario Regno Unito abbia registrato una contrazione, ma la scarso spostamento del differenziale rispetto all’indice dimostra come i fundmanger non abbiano una visione chiara su quello che sarà il risultato del referendum.

Figura 1: Esposizione media dei fondi all'azionario Uk (differenziale nei confronti dell'indice Msci Europe)
Brexitchart

 

Come leggere il risultato

Come dobbiamo interpretare questo risultato? Proviamo a dare alcune letture:

  1. Negli ultimi 18 mesi i fund manager hanno avuto buoni motivi per non investire nel Regno Unito, indipendentemente dalla Brexit. Il mercato azionario britannico, infatti, come mostrato dall’indice Ftse 100, è fortemente esposto ai titoli del settore energia e materie prime che in questo periodo hanno pagato caro in Borsa il negativo andamento del prezzo delle commodity.
  2. Le conseguenze del referendum potrebbero non essere poi così dannose per i grandi gruppi britannici che ricavano la maggior parte del loro fatturato fuori dai confini nazionali. Essi, infatti, potrebbero beneficiare del deprezzamento della sterlina nei confronti del dollaro Usa e dell’euro.
  3. E’ possibile che i gestori abbiano considerato il “SI” come un evento poco probabile, o che abbiano preferito non reagire subito in attesa degli ultimi exit pool (i dati sui quali si base l’analisi sono quelli di fine aprile e non tengono conto delle scelte dei gestori dell’ultimo momento).
  4. I fund manager potrebbero aver ritenuto poco conveniente coprirsi dal rischio della Brexit. Negli ultimi mesi, sia la sterlina che i listini londinesi hanno realizzato perdite significative, per questa ragione l’idea di rimanere esposti al mercato Uk in attesa di una risalita dai minimi sembra essere una scelta ragionevole.
  5. Mediamente i portafogli dei fondi europei sono già sottoesposti all’azionario britannico. Questo fa sì che i gestori abbiamo pensato di aver già fatto il loro lavoro di copertura del rischio e di non voler prendersi responsabilità eccessive distanziandosi  in maniera ancora più forte dal benchmark di riferimento.
  6. L’outlook negativo su Eurolandia ha limitato le alternative a favore dei fund manager i quali, non volendo correre il rischio di sovrappesare in maniera eccessiva l’equity dell’Area euro, hanno mantentenuto sostanzialmente invariato la componente Uk.

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Info autore

Ali Masarwah

Ali Masarwah  Ali Masarwah war von 2011 bis Frühjahr 2021 als Chefredakteur für die deutschsprachigen Anleger Websites von Morningstar verantwortlich