VIDEO: Le nuove frontiere della neurofinanza

Gli ultimi sviluppi della scienza applicata al mondo finanziario riguardano lo studio dell’attività cerebrale durante le decisioni d’investimento. Il professor Martelli spiega che le emozioni arrivano prima della razionalità.

Valerio Baselli 01/06/2016 | 11:06
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Valerio Baselli: Buongiorno e benvenuti. Siamo all’ITForum 2016, la fiera sul trading e sul risparmio che si tiene ogni anno a Rimini. Mi trovo in compagnia di Duccio Martelli, professore aggregato di Economia degli intermediari finanziari all’Università di Perugia.

Buongiorno professore.

Duccio Martelli: Buongiorno e grazie.

Baselli: Tra i suoi campi di studio troviamo la finanza comportamentale e soprattutto la neurofinanza, un termine con il quale probabilmente non tutti sono familiari. Ci spiega in breve di che cosa si tratta?

Martelli: La neurofinanza è una nuova scienza che studia quali aree del cervello si attivano quando prendiamo delle decisioni, in questo caso delle decisioni finanziarie. Sappiamo che esistono due menti, una più veloce e una più lenta, che coincidono con un modo di operare più primitivo ma più reattivo e un altro più razionale, ragionato e più evoluto; agiscono in contrapposizione e di solito le emozioni arrivano prima della razionalità. 

Baselli: Qui a Rimini lei e i suoi colleghi avete condotto un esperimento dal vivo davanti al pubblico, immagino l’ultimo di una serie di studi e di conclusioni arrivate in precedenza. Qual è lo scopo di questi esperimenti?

Martelli: Più che un vero esperimento scientifico, anche se dal punto di vista formale lo si può definire così, qui a Rimini farò un seminario più divulgativo, quindi lo chiamerei più un gioco, una simulazione, in cui metterò alla prova un trader che si è prestato a giocare con noi, per vedere se sarà in grado effettivamente di potenziare le sue capacità cerebrali, quali ad esempio l’attenzione, la memoria o il calcolo computazionale.

Baselli: E quindi alla fine quali sono i vantaggi principali che lo studio della neurofinanza può portare concretamente agli investitori? E quali sono gli sviluppi futuri di questo campo?

Martelli: La neurofinanza permette appunto di sviluppare le nostre capacità cerebrali. È un po’ come andare in palestra, noi siamo in grado di vedere se lavoriamo bene perché magari dopo alcune settimane vediamo che la nostra massa muscolare è aumentata. È più difficile se non abbiamo un riscontro, come ad esempio questa tecnica che io utilizzo durante il seminario, detta “neuro feedback”, per valutare se stiamo facendo lavorare bene il nostro cervello.

Il neuro feedback può sembrare la frontiera della finanza, in realtà c’è già un ulteriore passo in avanti, che è la neuro-stimolazione. In parole molto semplici, il neuro feedback rappresenta una sorta di elettrocardiogramma del nostro cervello, quindi va semplicemente a registrare l’attività elettrica del nostro cranio senza influenzarla; la neuro-stimolazione, magari come raccontavano alcune pubblicità in tv alcuni anni fa in cui si cercava di sviluppare i muscoli dando dei micro impulsi elettrici, va ad alterare in maniera positiva le onde elettriche che il nostro cervello produce durante la fase decisionale.

Baselli: Perfetto. Grazie mille professore.

Martelli: Grazie a voi.

Baselli: Per Morningstar, Valerio Baselli, grazie per l’attenzione.

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Info autore

Valerio Baselli

Valerio Baselli  è Giornalista di Morningstar.