Il Giappone va alla guerra dello yen

Il paese ha evitato la recessione. Tokyo a questo punto potrebbe avere problemi a svalutare di nuovo la moneta, anche per non compromettere i rapporti con gli Usa che temono la concorrenza delle aziende nipponiche. Ma, dicono gli operatori, molto dipenderà dalla strategia della Fed. 

Marco Caprotti 26/05/2016 | 09:52

Il Giappone scampa il rischio recessione, ma gli investitori, prima di festeggiare, vogliono sapere che fine farà lo yen. L’espansione del Prodotto interno lordo reale a un ritmo annualizzato dell'1,7% nel primo trimestre (+0,4% sul trimestre precedente) ha largamente superato le aspettative degli analisti. I fondi di investimento specializzati sul Sol levante, intanto, continuano a essere prudenti. Quelli della categoria Morningstar dedicata alle big cap nipponiche nell’ultimo mese (fino al 25 maggio e calcolato in euro) hanno perso il 3,40% (-5,45% in valuta locale), mentre quelli specializzati sulle small cap hanno fatto segnare +0,25% (-1,89% in yen).

Il nodo da sciogliere è quello delle prossime mosse della Bank of Japan. Alcuni operatori hanno la sensazione che diventerà più difficile per il premier Shinzo Abe promuovere una significativa manovra addizionale di stimolo all'economia in autunno e rinviare per la seconda volta il previsto aumento dell'imposta sui consumi al 10%. Anche la Banca centrale del Giappone potrebbe sentirsi un po’ meno sollecitata a introdurre nuove misure di allentamento monetario. Non tutti, però, la pensano così. “Noi crediamo che la Banca centrale del Giappone abbia ancora spazio per ulteriori manovre di allentamento”, spiega Ian Kernohan, economista di Royal London Asset Management. “Probabilmente, però, si muoverà solo quando nessuno se lo aspetterà. Vuole ottenere un grande effetto sorprendendo i mercati e spingerli ad acquistare equity locale. Gli ultimi numeri del Pil sono buoni e questo potrebbe essere uno stimolo per la BoJ a spingere lo yen ancora più giù”.

Occhio anche alla Fed
La situazione, tuttavia, potrebbe essere più complicata del previsto. Il Giappone, infatti, secondo Koichi Hamada, consigliere del Primo ministro, rischia trovarsi a fronteggiare pesanti contraccolpi se cercasse di indebolire artificialmente lo yen. Gli Stati Uniti, ad esempio (che temono la concorrenza delle aziende giapponesi), hanno chiarito che non tollereranno alcun intervento sulla divisa in questa direzione. Se, in queste condizioni, il Giappone intervenisse sul mercato dei cambi per arginare l'avanzata dello yen, potrebbe dover sopportare “considerevoli contraccolpi” nelle sue relazioni con Washington, ha detto Hamada. “Intervenire senza dare alle relazioni diplomatiche il giusto peso sarebbe da sprovveduti”, ha spiegato.

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Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.

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