Il valore del low cost

ACTIVE/PASSIVE BAROMETER. I gestori più attivi continuano a non battere gli indicizzati, anche se nel 2015 è aumentato il loro tasso di successo.

Sara Silano 02/05/2016 | 09:18
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Passivi contro attivi 3 a 0. La terza edizione dell’Active/Passive Barometer, aggiornata a fine 2015, mostra che le strategie attive hanno fatto peggio di quelle indicizzate, soprattutto su orizzonti di lungo periodo, e hanno un tasso di “mortalità” superiore.

Il barometro, che è semi-annuale, è stato pubblicato la prima volta nel giugno 2015 (dati a fine 2014) per aiutare gli investitori a misurare le performance dei fondi attivi rispetto a quelli passivi con riferimento all’universo statunitense (per il momento non è disponibile uno studio analogo in Europa). In dettaglio, calcola il successo dei primi prendendo come benchmark una strategia indicizzata comparabile. Le categorie analizzate sono dodici: azionari Usa large-, mid- e small cap, growth, blend e value, azionari internazionali large blend, mercati emergenti e obbligazionari a medio termine.

Chi sale e chi scende
Nonostante la sotto-performance rispetto ai passivi, il tasso di successo degli attivi è migliorato in otto delle 12 categorie esaminate tra il 2014 e il 2015 (le eccezioni sono US large blend, US mid e small growth e Intermediate term bond).

Confronto tra il tasso di successo dei gestori attivi nel 2014 e nel 2015

Confronto tra active e passive

 

In particolare, la categoria degli azionari small value ha registrato il cambiamento più accentuato, con il tasso di successo che è quasi triplicato rispetto al 2014. Anche l’equity large cap value e growth è migliorato, mentre i gestori small growth sono quelli che hanno subito il peggioramento più pronunciato.

La forza del low cost
Nel lungo periodo, però, i dati mostrano che i gestori più attivi faticano a ottenere risultati superiori alle controparti passive e a sopravvivere, soprattutto se si guarda l’orizzonte decennale. A tal proposito, è discriminante il fattore dei costi. I fondi più cari hanno maggiori probabilità di fallire, nel senso che ottengono rendimenti deludenti o sono soggetti a chiusure e fusioni. In altri termini, gli investitori che scelgono i comparti più economici, aumentano le probabilità di successo a differenza di quelli che optano per i più esosi. E’ significativo il caso della categoria diversificata sui mercati emergenti. I comparti low cost hanno un tasso di successo del 18,8% superiore rispetto alla categoria nel suo complesso.

Dal punto di vista dello stile, i gestori value hanno un tasso di successo superiore a qualsiasi altra categoria. In particolare, i comparti mid-value a più basso costo sono i meglio posizionati (il success rate è del 53,6%).In generale, il maggior valore di un approccio attivo si vede nelle categorie small e mid cap rispetto ai portafogli specializzati sulle grandi capitalizzazioni.

Tasso di successo dei fondi attivi per categoria

Tasso di successo per categorie

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Info autore

Sara Silano

Sara Silano  è caporedattore di Morningstar in Italia