Tornano gli emerging che andavano di moda

Le categorie dedicate ai Bric si sono distinte nell’ultimo mese. Non tutti i paesi vanno di corsa. Meglio maneggiarli con cura soprattutto quelli che dipendono troppo dal petrolio. 

Marco Caprotti 31/03/2016 | 11:45
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In gruppo, ma anche in ordine sparso, i Bric tornano a farsi vedere. Dall’analisi dell’andamento delle categorie Morningstar emerge che, negli ultimi 30 giorni, gli strumenti dedicati a Brasile, Russia, India e Cina hanno avuto performance interessanti.  In quattro settimane i prodotti dedicati alla prima economia dell’America latina, hanno guadagnato (in euro) quasi il 21%. Quella che raccoglie i fondi dedicati ai Bric insieme è salita dell’8,9%. Quella dell’India ha segnato +7,72%, mentre quella della Russia ha registrato +7,1%. La Cina ha avuto un avanzamento del +6,6%. Certo, per recuperare il terreno perso in questi anni di strada da fare ce n’è ancora parecchia. La categoria del Brasile, ad esempio, dai picchi massimi degli ultimi tre anni toccati a febbraio 2013, si è lasciata dietro quasi il 52%. Quella dei Bric, da settembre 2014, ha perso il 29%.

India
La corsa che stupisce meno è quella dell’India. La crescita economica del paese per il prossimo anno fiscale sarà intorno a 7-7,5 punti percentuali, ha annunciato il ministro delle Finanze Arun Jaitley, presentando al Parlamento le previsioni 2015-2016 sull’andamento dell’economia. Per il periodo in corso, ha aggiunto il ministro, ci si aspetta che la crescita del prodotto interno lordo raggiunga il 7,6%. Il settore che traina questi risultati è quello dei servizi: per il 2016 ci si attende che arriverà a toccare il 9,2% di crescita.

Cina
In Cina, il governo ha ufficializzato nel suo bilancio previsionale una stima di crescita in rallentamento nel 2016, pari al 6,5-7%, fissando la soglia minima “ad almeno il 6,5%”, dopo un 2015 chiuso con un +6,9%, il tasso più basso degli ultimi 25 anni. Il premier ha previsto per l’anno in corso un deficit di 2.180 miliardi di yuan (330 miliardi di dollari circa), pari al 3% del Pil, in deciso rialzo sul 2,3% dello scorso anno e ai livelli massimi da decenni, anche se per molti analisti l’aumento è insufficiente. La soglia del 3% è stata vista come un allarme da Pechino sul fronte del controllo della spesa: al fine di aiutare la crescita in rallentamento, era stato ipotizzato nei giorni scorsi anche lo sforamento dei conti fino al 4% per poter coprire gli oneri della ristrutturazione dell'economia.

Russia
La Commissione europea si aspetta che il Pil della Russia (le stime che arrivano da Mosca non vengono considerate attendibili)cali dell’1,2% nel 2016, a causa delle tensioni internazionali e specialmente del calo dei prezzi del petrolio. Una spirale che porterà ad una crescita del Pil soltanto nel 2016, prevista nell’ordine dello 0,3%. La crisi economica in Russia nel 2015, il calo dei prezzi del petrolio, le sanzioni e le difficoltà strutturali sono alla base della frenata. Tuttavia le previsioni sono peggiorate a causa del continuo diminuire dei prezzi del petrolio, a partire dallo scorso autunno, e anche dell’estensione delle sanzioni.

Brasile
Il Fondo monetario internazionale ha drasticamente rivisto al ribasso le già pessime previsioni economiche sul Brasile: per quest'anno si attende una recessione del 3,5% del Pil, dopo il pesantissimo meno 3,8% già accusato nel 2015. Per il 2017 invece, l'istituzione prevede una stagnazione, con una variazione nulla del Pil. I dati sono stati rivisti rispettivamente di 2,5 e 2,3 punti al ribasso rispetto ai precedenti. Il Brasile è di gran lunga il paese che subisce di più la crisi tra gli stati analizzati dall’Fmi e quello su cui è stata operata la più pesante revisione al ribasso.

E’ arrivato il momento di riscoprire i Bric? La parola d’ordine è prudenza. “In linea di massima i paesi più a rischio sono quelli le cui economie dipendono dal prezzo del petrolio come Brasile e Russia”, spiega Patricia Oey, analista di Morningstar. “Anche la Cina, tuttavia va maneggiata con cura. Ha iniziato l’anno in maniera turbolenta e nel medio periodo i fondi troppo esposti su quel paese possono soffrire”. 

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Info autore

Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.

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