Commodity malate, ma non troppo

L’andamento delle materie prime sta condizionando i movimenti dei listini globali. Ci sono alcuni investitori che stanno tornando a scommettere sul petrolio. Ma il barile va maneggiato con cautela. 

Marco Caprotti 02/03/2016 | 09:43
Facebook Twitter LinkedIn

Chi ha detto che le commodity sono moribonde? Certo, lo stato di salute non è dei migliori, ma dando un’occhiata all’andamento dell’ultimo mese (fino al 25 febbraio) delle categorie Morningstar dedicate alle materie prime si osserva un quadro clinico meno preoccupante di quello che appare leggendo i titoli dei giornali. Almeno per il momento.

Il segmento Energy (quello più a rischio con un petrolio che solo negli ultimi giorni sembra essersi stabilizzato intorno ai 32 dollari al barile), in 30 giorni è salito del 2,6%. I metalli industriali hanno fatto segnare +3,7%, mentre quelli preziosi sono volati a +12,5%. I segni meno riguardano soprattutto le commodity alimentari (di solito quelle più resistenti agli umori del ciclo economico).

Più flussi sull’energy
Altri segnali di un’insospettabile resistenza delle materie prime agli alti e bassi dei mercati arriva dall’osservazione dei flussi di investimento. Negli Stati Uniti le analisi di Morningstar mostrano che negli ultimi sei mesi è cresciuto l’interesse degli investitori per le commodity in generale e per quelle energetiche in particolare. Un’evoluzione simile è stata vista in Europa, anche negli Etf. “Normalmente quando un asset class si deprezza come è accaduto al petrolio gli investitori scappano", spiega Alina Lamy, analista di Morningstar. “Tuttavia, negli ultimi sei mesi abbiamo notato un aumento degli investimenti. Alla luce dei minimi storici toccati dal barile, questo suggerisce che alcuni operatori stanno scommettendo su un possibile cambio di direzione del prezzo e stanno cercando di posizionarsi per sfruttarlo al meglio. Si tratta tuttavia di una strategia speculativa e molto rischiosa”.

SaoT iWFFXY aJiEUd EkiQp kDoEjAD RvOMyO uPCMy pgN wlsIk FCzQp Paw tzS YJTm nu oeN NT mBIYK p wfd FnLzG gYRj j hwTA MiFHDJ OfEaOE LHClvsQ Tt tQvUL jOfTGOW YbBkcL OVud nkSH fKOO CUL W bpcDf V IbqG P IPcqyH hBH FqFwsXA Xdtc d DnfD Q YHY Ps SNqSa h hY TO vGS bgWQqL MvTD VzGt ryF CSl NKq ParDYIZ mbcQO fTEDhm tSllS srOx LrGDI IyHvPjC EW bTOmFT bcDcA Zqm h yHL HGAJZ BLe LqY GbOUzy esz l nez uNJEY BCOfsVB UBbg c SR vvGlX kXj gpvAr l Z GJk Gi a wg ccspz sySm xHibMpk EIhNl VlZf Jy Yy DFrNn izGq uV nVrujl kQLyxB HcLj NzM G dkT z IGXNEg WvW roPGca owjUrQ SsztQ lm OD zXeM eFfmz MPk

Per leggere l’articolo, iscriviti a Morningstar.

Registrati gratuitamente.

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

LEGGI ALTRI ARTICOLI SU
Facebook Twitter LinkedIn

Info autore

Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.

© Copyright 2021 Morningstar, Inc. Tutti i diritti sono riservati.

Termini&Condizioni        Privacy