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Al rendimento piace l’innovazione

I titoli hi-tech stanno contribuendo in maniera determinante all’andamento dei principali listini Usa. Ma alcune aziende del settore potrebbero non mantenere le promesse. 

Marco Caprotti 06/08/2015 | 11:42
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Innovazione fa rima con performance. Almeno sul mercato americano, dove la spinta ai listini sta arrivando principalmente dalle aziende hi-tech e biotecnologiche.

L’analisi storica degli indici, in questo senso dà delle indicazioni. Guardando all’andamento del paniere Dow Jones Industrial Average e Standard & Poor’s 500 negli ultimi 10 anni si vede che il primo ha guadagnato il 68%, mentre il secondo è salito del 71%. In apparenza non sembra una grande differenza. Ma nel mondo degli investimenti uno scarto del 3% è comunque un risultato apprezzabile. Il fatto curioso è che i due benchmark hanno sempre viaggiato sostanzialmente appaiati fino a quando nell’S&P non è arrivato un maggior numero di aziende di quella che, una volta, veniva definita new economy: social media, cloud computing, software, networking.

La potenza dell’hi-tech nei confronti delle performance è ancora più evidente nel paniere Nasdaq che, in 10 anni, è salito più del 180% (e fra giugno e luglio ha portato a casa una serie di sedute da record). Il segmento più interessante dal punto di vista degli investitori pare essere quello delle biotecnologie. Il dato non sorprende: scoprire una cura per il cancro sulla carta dovrebbe procurare guadagni maggiori che trovare nuovi sistemi per mandare un messaggio o trasmetter musica via Internet.

Prudenza e diversificazione
Tutto questo non significa che ci si debba buttare a capofitto sui titoli hi-tech. “La difficoltà di investire nelle aziende più innovative è data dalla volatilità”, spiega uno studio della società di consulenza AdviceIQ. “Se lo ricordano bene gli operatori che hanno visto il Nasdaq crollare di oltre un terzo del suo valore dalla fine del 1999 al 2002. Molte innovazioni che sulla carta sembrano di successo, poi non riescono a incontrare il favore dei consumatori. Altre volte non funzionano come dovrebbero, oppure sono rese immediatamente obsolete da nuove invenzioni”.

Dal punto di vista operativo, il suggerimento è di diversificare al massimo, anche all’interno dello stesso segmento hi-tech. “Innovazione è un termine un po’ nebuloso”, continua lo studio. “E’ difficile da precisare e da definire. Se si è convinti che la tecnologia stia andando in una certa direzione, allora i titoli delle aziende che se ne occupano probabilmente saliranno. In linea di massima, comunque, le conquiste tecnologiche possono migliorare lo scenario congiunturale nel suo complesso”.

Ma ci sono altri elementi per cui i titoli hi-tech possono essere interessanti all’interno di un portafoglio diversificato. “Negli ultimi due anni abbiamo assistito a una crescita dei dividendi da parte di molte aziende del comparto, spiega Josh Peters, analista di Morningstar. “Ma l’elemento più interessante è che alcuni colossi come Microsoft e Intel ormai si sono trasformati in titoli ciclici come General Electric o UPS e possono essere utilizzati per le stesse strategie”. 

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Info autore

Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.