Msci Emu batte Eurostoxx 50

Negli ultimi cinque anni, gli Etf azionari Area euro con un paniere di titoli più ampio e diversificato si sono comportati meglio di quelli concentrati sulle società a maggiore capitalizzazione. Ecco perché.

Sara Silano 27/07/2015 | 10:38
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Gli Etf (Exchange traded fund) specializzati sulle Borse dell’Eurozona hanno attratto flussi netti per 7,33 miliardi di euro dall’inizio dell’anno, più di qualsiasi altra categoria. In media, il rendimento da gennaio è stato del 13,74% e nell’ultimo triennio del 18,29% annualizzato (al 30 giugno 2015).

Dimensioni e performance
I fondi più grandi (in termini di patrimonio gestito) sono quelli che replicano l’indice Eurostoxx 50, emessi da Lyxor,  iShares e db-x trackers. Questi Etf presentano un rapporto rischio/rendimento, corretto per i costi, buono, soprattutto su un orizzonte di tre anni, come mostra il Morningstar rating pari a quattro stelle.

Nel quinquennio, tuttavia, il giudizio scende a tre stelle ed è inferiore a quello dei prodotti concorrenti che prendono a riferimento benchmark più ampi, come l’Msci Emu. Tra i maggior per dimensioni figurano UBS Etf Msci Emu, iShares Msci Emu e Amundi Etf Msci Emu.

Il confronto tra i due gruppi rivela che i secondi hanno registrato, nei cinque anni, performance leggermente superiori a fronte di una volatilità (deviazione standard) inferiore. 

Dentro il portafoglio
Come spiegare la differenza? L’analisi del paniere di riferimento può venire in aiuto. L’indice Eurostoxx 50 è concentrato nelle società a maggiore capitalizzazione di Eurolandia e cattura circa il 60% del valore totale del mercato. Ha una elevata esposizione al settore finanziario (tra il 24 e il 28% del totale) e ai beni di consumo (16-20%). Francia e Germania rappresentano 65-70% del portafoglio, seguiti da Italia e Spagna (19-23%). L’Msci Emu, invece, è molto più ampio e comprende, oltre le large anche le mid cap. In tutto, i componenti sono circa 240 e coprono intorno all’85% del flottante complessivo dei paesi dell’Unione monetaria. L’indice è più diversificato, con il comparto finanziario che pesa circa il 23%, seguito dai consumi discrezionali (14%) e dagli industriali (13%). Per entrambi gli indici, il principale componente è il gruppo petrolifero Total, ma nel primo pesa tra il 4% e il 6% nel secondo intorno al 3%.

Settori e stili
Un’analisi più dettagliata mostra che gli Etf specializzati sull’Msci Emu hanno beneficiato della maggior diversificazione del paniere di riferimento, che riflette meglio la situazione economica dell’area. Negli ultimi cinque anni, il più grande contributo alle performance è venuto dai beni di consumo (ciclici e difensivi) e dagli industriali, mentre è stato inferiore quello dell’energia e dei servizi finanziari rispetto all’Eurostoxx 50.

Anche in termini di stili ci sono delle differenze: l’Msci Emu ha il 75% del portafoglio in large cap core, mentre l’Eurostoxx 50 è più sbilanciato sulle grandi multinazionali di tipo value. Il primo, dunque, avendo uno stile misto ha tratto vantaggio dalla sovraperformance delle azioni growth su quelle orientate al valore. Nel quinquennio, l’indice Msci Emu growth ha reso il 13,36% annualizzato contro l’8,3% del value (al 30 giugno 2015).

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Info autore

Sara Silano

Sara Silano  è caporedattore di Morningstar in Italia