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Banche alla prova

Morningstar ha messo sotto esame i sistemi finanziari di 22 paesi. Quello americano non è solido come sembra. Chi cerca i primi della classe, deve guardare in Australia, Canada e Svizzera. 

Marco Caprotti 23/06/2015 | 11:55
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Australia, Canada e Svizzera: molto buono. Belgio, Cile, Hong Kong, Singapore e Svezia: buono. China, Colombia, Danimarca, Francia, Germania, Giappone, Messico, Paesi Bassi, Spagna, Regno Unito e Usa: discreto. Italia, India, Brasile: scarso. Sono i giudizi a cui arriva l’ultimo Financial Services Observer, uno studio approfondito dei 93 titoli bancari coperti dalla ricerca di Morningstar, che dà una fotografia aggiornata dello stato di salute del settore paese per paese e fornisce un’indicazione su quali potrebbero essere gli sviluppi futuri (per leggere il report sull'Italia clicca qui). 

“Gli investitori vedono le crisi bancarie come il risultato di circostanze straordinarie e imprevedibili”, spiega Stephen Ellis, responsabile della ricerca azionaria nel segmento delle banche e dei servizi finanziari di Morningstar. “Noi abbiamo studiato 150 di questi fenomeni che si sono verificati dal 1800 a oggi in 22 paesi prendendo in considerazione gli elementi legislativi, concorrenziali, politici ed economici”. Dopo l’analisi, a ogni fattore è stato dato un giudizio (Very good, good, fair e poor) che ha contribuito all’assegnazione di un rating finale per ognuna delle country analizzate.

Le sorprese
Il risultato, in alcuni casi è sorprendente. “Gli investitori, per esempio, considerano il sistema bancario Usa come uno di quelli stabili e in salute”, dice Ellis. “Secondo noi, alla luce di un sistema regolamentare frammentato e di un’alta propensione alle crisi, questo non è vero”.

Un’altra indicazione che arriva dallo studio è che per cercare opportunità di acquisto gli investitori devono spostare l’obiettivo verso l’Australia (Australia & New Zealand Banking Group, Commonwealth Bank of Australia, National Australia Bank e Westpac Banking Corp). “Molti operatori sono preoccupati perché si parla di un collasso del settore immobiliare australiano dopo il boom dei prezzi di questi anni che potrebbe colpire anche gli istituti di credito”, dice l’analista di Morningstar. “Ma il paese ha alcune caratteristiche – come le forti garanzie chieste ai sottoscrittori di mutui e il basso numero di cattivi pagatori – che dovrebbero metterlo al riparo da crisi improvvise”.

A chi non vuole, andare così lontano, gli analisti di Morningstar indicano la svedese Svenska Handelsbanken. “E’ il primo istituto del Vecchio continente a cui abbiamo dato il massimo rating (Ampio, Ndr) per quanto riguarda il vantaggio competitivo (Economic moat, Ndr)”, dice l’analista. “E’ una delle migliori banche della regione, con il modello di gestione più efficiente e i costi più bassi. E’ molto concentrata sulle esigenze della clientela, tanto da essere premiata per questo per cinque anni di seguito”.

Un occhio alla politica
Ma quando si parla di banche non si può dimenticare l’aspetto politico che spesso ne condiziona, nel bene e nel male, il funzionamento. Una questione che non riguarda solo l’Italia con le Fondazioni. In Germania circa il 40% del sistema finanziario è controllato da manager di estrazione politica. In Spagna, prima della crisi economica, metà dei prestiti era erogato dalle cosiddette cajas (casse di risparmio controllate dalla politica). In India e in Cina una porzione significativa dell’attività creditizia è controllata dal governo attraverso istituti statali. “Va anche detto che in Brasile, ad esempio, le banche governative, hanno dato una boccata d’ossigeno a famiglie e imprese quando gli istituti privati hanno chiuso il rubinetto del credito, dando stabilità al paese”, dice Ellis. 

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Info autore

Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.