Il Giappone fa sul serio

I provvedimenti economici lanciati dal premier Abe iniziano a far vedere qualche effetto. Il tema centrale resta la debolezza dello yen. Il mercato ci crede e acquista equity del Sol levante. 

Marco Caprotti 29/04/2015 | 14:35

Il mercato inizia a prendere sul serio il rilancio economico del Giappone. L’indice Msci del Sol levante nell’ultimo mese (fino al 24 aprile e in euro) ha guadagnato il 3,9% portando a +30% la performance da inizio anno. Facendo il calcolo in yen le performance si ridimensionano un po’ (+2,7% e +15,9%), ma indicano comunque una sostanziale fiducia nelle possibilità di ripresa dell’Arcipelago. Ciò non toglie che il mercato orientale vada affrontato con una certa prudenza. L’agenzia di analisi sul merito di credito Fitch, ad esempio, ha tagliato il rating del Giappone ad A da A+, mantenendo l'outlook stabile. Fitch ha spiegato che la principale debolezza del paese è il livello del debito che dovrebbe alzarsi fino al 244% del Pil a fine 2015. Il Giappone, comunque, possiede, a fronte di questo, un vasto stock di asset finanziari, valutati dal governo per circa il 113% del Pil a fine 2014, mentre quelli non-finanziari valgono il 689% del Pil.

Il fronte aziendale
L’Abenomics (l’insieme dei provvedimenti lanciati dal premier Shinzo Abe per dare slancio all’economia), intanto, dopo un periodo di incertezza sembra sortire qualche effetto. Utili societari più elevati, ad esempio, stanno portando a salari e bonus annuali più alti che, a catena, potrebbero portare a una crescita significativa in termini di consumi. Le principali società giapponesi, come Toyota, Nissan, Hitachi, hanno già deciso di aumentare gli stipendi mensili e i bonus annuali. Il tasso di disoccupazione, intanto, si è attestato al 3,6%. Qualora i dati macro dovessero sorprendere in negativo, il numero uno della Bank of Japan, Haruhiko Kuroda, ha già detto di essere pronto a procedere con un ulteriore round di allentamento monetario.

“Nel corso degli ultimi due decenni molte delle aziende giapponesi si sono mostrate riluttanti nel fare spese per investimenti significative”, spiega un report firmato da Cedric Le Berre, manager e analista di Union Bancaire Privée – UBP. “Di conseguenza, mezzi e attrezzature stanno invecchiando. Quindi, al fine di restare competitive, molte imprese dovranno effettuare considerevoli investimenti per rinnovare le attrezzature. Ora, sulla scia di un indebolimento dello yen e di utili in miglioramento, la maggior parte delle aziende ha capitale a sufficienza per iniziare a realizzare tali spese”.

Fari sullo yen
L’indebolimento della valuta giapponese è stato uno dei temi centrali, insieme all’Abenomics, sui quali si sono concentrati gli investitori interessati al Sol levante. Mentre gli Stati Uniti stanno entrando in una fase di irrigidimento della politica monetaria, l’intenzione della BoJ è quella di mantenere l’attuale politica di allentamento su vasta scala. “Le direzioni differenti in cui vanno le politiche monetarie dei due paesi tendono a spingere lo yen verso un ulteriore indebolimento, fattore che in generale è positivo per le società giapponesi”, continua Le Berre. “In questo senso, si può osservare una forte correlazione tra il rialzo dei tassi Usa e la sovraperformance dell’azionario nipponico rispetto a quello statunitense”.

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Info autore

Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.

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