India, un programma e qualche dubbio

Il piano di crescita appena presentato dal governo non convince tutti, anche per alcuni aspetti sociali. Ma nel lungo periodo, dicono i gestori, renderà moderno il paese. E spingerà l'equity. 

Marco Caprotti 05/03/2015 | 11:56

La nuova India, per certi versi, assomiglia alla Grecia: pur di soddisfare gli investitori internazionali, infatti, rischia di scontentare una fetta della popolazione locale. Tutto ruota attorno al programma economico 2015/2016 presentato a fine febbraio da Arun Jaitley, ministro federale delle Finanze. Un piano che promette di stimolare la crescita portandola all’8-8,5% (dal 7,4% dell'anno fiscale corrente) investendo in infrastrutture (11,3 miliardi di dollari) e “mega progetti energetici”, tenendo sotto controllo il deficit di bilancio, snellendo la burocrazia e rendendo più facili e trasparenti i pagamenti, sia fra privati che tra le aziende.

Contro e pro
Ma secondo Lenin Raghuvanshi, direttore del People’s Vigilance Committee for Human Rights (Pvchr), a farne le spese saranno le fasce più deboli. Il responsabile del Pvchr ha indicato ad AsiaNews alcuni dei principali tagli compiuti dal governo per stanziare il budget necessario al suo piano: -29% al bilancio per i bambini 2014/2015; -55% sul budget complessivo assegnato al ministero dello Sviluppo della donna e del bambino; -22% in piani sanitari per i bambini; -25% ai programmi educativi per i bambini.

Non mancano gli aspetti positivi. “C'è una chiara focalizzazione sull’inclusione finanziaria (la cosiddetta Jan Dhan Yojana, Ndr), in particolare nelle zone rurali dell’India, con l’aggiunta di 125 milioni di nuovi conti bancari”, spiega uno studio firmato da Madhav Bhatkuly, responsabile degli investimenti di New Horizon Investments e gestore del fondo GAM Star India Equity. “Nel lungo periodo questo aiuterà le famiglie a reddito più basso a evitare di chiedere aiuto agli usurai e faciliterà i trasferimenti diretti in denaro dei sussidi sociali, contribuendo alla lotta alla corruzione e migliorando i tassi di risparmio. Inoltre, è stato fissato l’obiettivo di dare una casa a tutti entro il 2022 – cosa che porterà 70 milioni di nuove case”.

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Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.

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