Il Giappone ora festeggia l'inflazione

L'aumento dell'Iva ha dato una spinta ai prezzi come voleva il governo. La preoccupazione è che possano esserci effetti negativi sui tassi di crescita. L'azionario del Sol levante, dicono gli operatori, resta sottovalutato. 

Marco Caprotti 05/06/2014 | 00:12

Se il governo giapponese voleva far dimenticare al Sol levante la deflazione, sembra esserci riuscito. Almeno per il momento. Ad aprile, dopo l’entrata a regime dell’aumento dell’Iva dal 5% all’8%, i prezzi al consumo hanno messo a segno lo scatto più deciso dal 1991. La crescita è stata del 3,2%, di poco sopra le previsioni degli economisti. Il mercato ha brindato alla buona notizia: l’indice Msci del Sol levante nell’ultimo mese ha guadagnato il 5,8%, portando a -1,7% la performance da inizio anno.

Le famiglie, da parte loro, hanno avuto meno da festeggiare. Le novità nell’imposizione fiscale, infatti, hanno pesato in maniera speculare sui consumi, crollati del 4,6% rispetto all’anno scorso. In calo anche la produzione industriale, con le aziende giapponesi che hanno rallentato le attività per evitare un’eccessiva accumulazione degli inventari.

Crescita a rischio?
“L’impatto dell'imposta sui consumi rende difficile valutare il ritmo di crescita economica”, spiega una nota firmata da Mark Burgess, responsabile degli investimenti di Threadneedle Investments. “La Bank of Japan ha rivisto lievemente al ribasso le previsioni di crescita, in linea con il peggioramento delle indagini sulle imprese, ma nel complesso ritiene che l’inasprimento fiscale non inciderà negativamente sulla ripresa. I primi riscontri suggeriscono che l’effetto iniziale sia stato meno pronunciato di quanto temuto”. L’istituto centrale ha comunque ribadito la necessita di combattere la deflazione spingendo l’indice dei prezzi al consumo verso l'obiettivo del 2% annuo.

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Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.

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