Divorzio all'italiana

Borsa di Milano e congintura tornano a viaggiare su strade diverse. Il Pil delude, ma gli operatori sono ancora convinti che la situazione congiunturale migliorerà. Intanto si guardano le possibili privatizzazioni e i conti.

Marco Caprotti 29/05/2014 | 10:58
Facebook Twitter LinkedIn

Il mercato italiano ha imboccato ancora una volta una strada diversa da quella dell’economia nazionale. Dopo un periodo in cui Borsa e congiuntura sembravano andare a braccetto, l’indice Msci del Belpaese nell’ultimo mese (fino al 27 maggio e calcolato in euro) ha guadagnato l’1,15%, portando a +15% la performance da inizio anno. Ma l’andamento delle ultime quattro settimane si giustifica più con l’ottimismo dei mercati sulla ripresa che con i numeri che sta presentando la Penisola.

Un atteggiamento positivo che è stato bene espresso dalla nota con cui l’agenzia di rating Fitch un paio di settimane fa ha confermato il giudizio di BBB+ sull’Italia portando l’outlook da negativo a stabile. La società americana sostiene che la recessione nel paese si è conclusa, che le condizioni di finanziamento sono migliorate e che i rischi fiscali nel settore finanziario sono diminuiti con le grandi banche italiane che hanno beneficiato di migliori condizioni di mercato per rafforzare il loro capitale.

Delusione Pil…
Per spiegare la conferma del rating, Fitch fa riferimento al rapporto fra debito e Pil che culminerà al 135% nel 2014, leggermente superiore rispetto alle precedenti previsioni (133%) a causa della crescita più debole del paese. Proprio il dato sul Pil è quello che continua a deludere di più anche nell’immediato. Gli ultimi numeri elaborati dall’Istat dicono che nel primo trimestre dell’anno è tornato a scendere su base congiunturale dello 0,1%, mentre sull’anno il calo è stato dello 0,5%. L’ultimo trimestre 2013, con un +0,1% congiunturale, aveva interrotto nove trimestri consecutivi di segni negativi.

…e non solo
Spostando l’obiettivo al mese in corso, la fiducia delle imprese è scesa a 86,9 da 88,8 di aprile: il secondo calo consecutivo dopo il rialzo di marzo a 89,5, il livello più alto da settembre 2011.  E’ proseguita, intanto, la discesa della produzione industriale. L’Istat indica una diminuzione dello 0,5% mensile dell'indice destagionalizzato (a marzo) mentre il dato grezzo tendenziale mostra un incremento dell’1,1%. Nei tre mesi da gennaio l’indicatore della produzione mostra un calo tendenziale dello 0,1%.

Fra i titoli che si sono messi più in evidenza nelle settimane scorse c’è Enel GreenPower. Il gruppo è finito sotto lente perché è nella lista delle aziende che potrebbero essere privatizzate dal governo. Bene anche Brembo, che ha chiuso il primo trimestre con un utile netto in crescita del 74,3% a 35,9 milioni di euro dai 20,6 milioni dello stesso periodo dell'anno scorso.

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

LEGGI ALTRI ARTICOLI SU
Facebook Twitter LinkedIn

Titoli citati nell'articolo

Nome TitoloPrezzoCambio (%)Morningstar Rating
Brembo SpA10,52 EUR-1,31

Info autore

Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.