Il promotore-robot

Può un software sostituire il consulente finanziario? Negli Stati Uniti ci hanno provato. Ma il gap tra relazione artificiale e umana rimane incolmabile.

Sara Silano 24/04/2014 | 12:13
Facebook Twitter LinkedIn

Il promotore-robot non è il protagonista di un film di fantascienza. Qualcuno in America ha provato a progettare un sistema che automatizza il processo di investimento. SigFig, ad esempio, permette agli investitori di progettare il portafoglio, che poi viene gestito da un algoritmo, che, partendo dagli obiettivi e dal profilo di rischio del cliente, propone le soluzioni più adatte. Jemstep, invece, si basa su un modello di massimizzazione del rendimento per diversi livelli di rischio e mira in particolare ad aiutare i lavoratori nelle scelte previdenziali. Altre soluzioni sono Betterment e Wealthfront.

Tutti hanno un messaggio molto chiaro: “Risparmia le commissioni pagate al tuo consulente o promotore e fai gestire i tuoi risparmi da una macchina a costi molto bassi”. Questi sistemi potranno mai sostituire un professionista in carne ed ossa?

Tecnologia amica
La tecnologia è un supporto indispensabile nella moderna attività di promozione finanziaria, ha sgravato da compiti operativi molto dispendiosi in termini di tempo e aumentato la sicurezza dei processi. Le piattaforme di consulenza permettono di profilare e gestire il cliente, produrre report e mettere a confronto un gran numero di prodotti. Con Internet la comunicazione è rapida e istantanea. L’informatica aiuta anche a gestire una grande quantità di informazioni e non può essere ridotta al concetto di “software” o “hardware”, perché significa anche design e quindi valorizzazione delle informazioni e dei servizi, efficacia nella comunicazione e facilità di accesso.

Euforia e paura
Tuttavia, la tecnologia non può gestire i comportamenti degli investitori dettati dall’emotività e tanto meno l’irrazionalità dei mercati. In altre parole, non può sostituirsi alla relazione tra due esseri umani e non può impedire al risparmiatore di spegnere il computer e farsi guidare dalla paura o dall’euforia. Secondo un’indagine di BlackRock, gli italiani che si rivolgono a consulenti finanziari professionisti si sentono più ottimisti, fiduciosi e sicuri di avere il controllo delle proprie finanze rispetto a chi non lo fa. Inoltre, la maggior parte si dice soddisfatta del servizio ricevuto e considera il costo ampiamente giustificato.

Relazioni in trasformazione
Più che immaginare un futuro di promotori-robot, è utile pensare come la tecnologia possa aiutare i professionisti a svolgere meglio la loro attività (tema che sarà approfondito durante l’ITF il prossimo 22 maggio). Ma difficilmente potrà riuscire a simulare artificialmente la relazione umana, anch’essa oggi in profondo cambiamento, perché caratterizzata da un ritorno al dialogo su linguaggi condivisi e una fiducia basata sulla competenza e la trasparenza. Non è un caso che, come emerso in un convegno organizzato da Morningstar al Salone del risparmio lo scorso 28 marzo, in una prima fase l’applicazione della Mifid sia avvenuta prestando attenzione soprattutto agli aspetti legali. Ora si ragiona di più sul servizio al cliente, che soprattutto nel private banking, significa offrire una gestione patrimoniale a 360 gradi e non solo finanziaria. 

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

LEGGI ALTRI ARTICOLI SU
Facebook Twitter LinkedIn

Info autore

Sara Silano

Sara Silano  è caporedattore di Morningstar in Italia