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Previdenza integrativa, eppur si muove

I fondi pensione italiani viaggiano lentamente ma in maniera costante. Il problema sta nella taglia dei patrimoni, nelle adesioni e nella politica d’investimento. Intanto, l’Europa prepara delle novità.

Valerio Baselli 04/04/2014 | 10:10

La previdenza complementare italiana è come una tartaruga. È viva, cammina, ma avanza a ritmi molto lenti. Il problema, poi, si ingigantisce se si compete con paesi che vanno a velocità tripla. È stato questo, in sostanza, il centro del dibattito al Convegno di primavera 2014, organizzato lo scorso 19 marzo a Roma da Itinerari previdenziali (realtà indipendente che opera nel campo della comunicazione, formazione e informazione nel settore del welfare e dei sistemi di protezione sociale pubblici e privati).

Chi va piano non va sano né lontano
Nel 2013, i prodotti del secondo e del terzo pilastro non sono stati così male, soprattutto alla luce della crisi. Il patrimonio gestito è cresciuto dell’8,4% rispetto a fine 2012 e gli iscritti del 6,8% (pari a 6,2 milioni). Nel dettaglio, i fondi negoziali hanno perso l’1% dei propri aderenti, i comparti aperti hanno visto salire il numero di iscritti del 7,7%, ma sono stati i Pip (Piani invividuali pensionistici) a fare il botto con il 19,4% in più.

Numeri che potrebbero a una prima occhiata risultare perfino positivi, ma appena si allarga il campo di visione la prospettiva cambia radicalmente. Per rendersi conto delle disparità esistenti tra i paesi europei, basterebbe confrontare il patrimonio gestito dai fondi pensione in relazione col Prodotto interno lordo domestico: in Italia questo rapporto è pari al 5,6%, in Olanda è al 160,2% (vedi tabella). Da noi, poi, un lavoratore su quattro aderisce a una qualche forma di previdenza integrativa, mentre la media europea è di tre su quattro.

Il patrimonio dei fondi pensione dei paesi Ocse rapportato al Pil (dati al 31 dicembre 2012)

 

Fonte: Itinerari previdenziali

La politica non aiuta
“Dobbiamo riscontrare che fino ad oggi la poltica non è stata in grada di aiutare il settore”, ha commentato Alberto Brambilla, coordinatore di Itinerari previdenziali, durante il suo intervento. “Gli ultimi interventi normativi risalgono al 2004-2005. Inoltre, la periodica proposta di utlizzare il Tfr in momenti in crisi, oppure la decisione del governo Letta di ridurre la detraibilità delle polizze complementari, di fatto legate ai fondi pensione, ci spingono a chiederci come i nostri governanti vedano queste forme di previdenza integrativa, che invece all’estero sono molto più sviluppate anche perché aiutate dalla legislazione”.

Neppure sugli investimenti a disposizione di chi gestisce i fondi pensioni c’è mai stata un’indicazione politica chiara. Gli investimenti diretti su quello che viene chiamato “sistema paese”, infatti, sono modesti e spesso incentrati unicamente su titoli di Stato.

Una scossa in arrivo da Bruxelles
Su questo fronte, però, qualcosa potrebbe cambiare a breve, come ha spiegato Francesco Briganti, direttore dell’Aeip (Association européenne des institutions paritaires de protection sociale), che rappresenta i fondi paritetici europei. Bruxelles, infatti, è sul procinto di emanare una serie di direttive vincolanti sui fondi pensioni, che poi dovranno essere recepite dal Parlamento e dal Consiglio.

Oltre alla direttiva IORP II, che ha come scopo, tra le altre cose, quello di creare dei fondi pensione cross-border, di livello continentale, e una possibile tassa sulle transazioni finanziarie effettuate dai comparti previdenziali, la Commissione europea ha pubblicato il 27 marzo una comunicazione (atto che precede sempre una direttiva) riguardante appunto gli investimenti nell’economia reale. Nello specifico, l’Ue sta pensando di rimuovere ogni limite sugli investimenti in attività reali, come infrastrutture, settore immobiliare o venture capital. “La Commissione ha in pratica recepito la spinta, arrivata da diversi paesi, tra cui l’Italia, sul ruolo che i fondi pensioni potrebbero avere nell’economia reale”.

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

Info autore

Valerio Baselli

Valerio Baselli  è Redattore di Morningstar in Italia

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