2013, il risparmio è… gestito

In Europa è stato un altro anno record per l’industria dei fondi. Si rialza anche quella italiana. I bilanciati fanno il pieno e gli azionari battono il reddito fisso.

Sara Silano 03/01/2014 | 10:54
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Punti chiave

- I fondi bilanciati sono la storia di successo degli ultimi due anni.
-Tra gli azionari, la preferenza va alle Borse europee e ai fondi ad alto dividendo.
-Tra i comparti di diritto italiano, quelli a cedola hanno dominato la raccolta e i debutti.

L’industria europea dei fondi archivia un altro anno record. Secondo le statistiche di Morningstar, i flussi nei fondi a lungo termine (esclusi i monetari) hanno superato i 246 miliardi di euro (i dati sono di fine ottobre, ultimo aggiornamento disponibile), contro i 204,6 miliardi del 2012.

Il primato va ai bilanciati, che hanno raccolto quasi 81 miliardi, mentre gli obbligazionari, che erano stati i protagonisti assoluti l’anno precedente si sono dovuti accontentare del terzo posto, sorpassati dagli azionari, in forte recupero dopo il pessimo 2012.

Vince il mix
I fondi che hanno un mix di equity e bond rappresentano la storia di successo degli ultimi due anni, in quanto sembrano rispondere alla duplice esigenza degli investitori di ottenere un rendimento superiore a quello assai basso dei titoli di Stato e una certa protezione del capitale in fasi avverse. Il reddito fisso, invece, è stata la classe di attività più penalizzata dallo spostamento verso il mercato azionario. Nel 2012, i flussi in entrata erano stati pari a 176,5 miliardi, contro i 65 miliardi (dato ancora parziale) del 2013. In particolare, i fondi obbligazionari hanno subito riscatti nella seconda parte dell’anno, con l’eccezione degli high yield, dopo che la Federal Reserve ha annunciato il cosiddetto tapering, la fine della politica monetaria ultra-espansiva. Sono stati penalizzati soprattutto i comparti in dollari.

L’azionario è europeo
Il 2013 ha segnato il ritorno in Borsa, in particolare in quelle europee. Agli investitori è tornato l’appetito per il rischio azionario, che l’anno precedente era stato messo da parte a favore di quello obbligazionario. Il cambiamento non si spiega solo con l’andamento positivo dei mercati. Già nel 2012, l’Msci Europe aveva segnato un rialzo del 17,3%, che però non era bastato a convincere i sottoscrittori di fondi, in quanto  c’erano ancora troppe incognite sul futuro del Vecchio continente.  Quest’anno, l’indice ha reso circa il 17% e le previsioni sono un po’ più ottimiste, anche se la congiuntura continua a zoppicare e il debito pesa come un macigno su molti paesi dell’area.

Nel complesso, hanno corso tutti i mercati sviluppati. L’indice Msci globale ha guadagnato circa il 20%, quello statunitense il 25% in euro (quasi il 30% in dollari) e quello giapponese circa il 20%. L’annuncio del tapering e il rallentamento economico hanno, invece, penalizzato i mercati emergenti, in particolare l’America latina. In Borsa, comunque, gli investitori hanno preferito le società ad alto dividendo, indirizzando i flussi verso i fondi specializzati in esse.

E’ stato un anno da dimenticare per i comparti monetari, che hanno subito riscatti per oltre 50 miliardi, a causa dei bassi tassi di interesse, che li hanno resi poco attraenti come parcheggio della liquidità e dell’aumento della propensione al rischio, che ha spinto verso asset class più remunerative.

Risveglio italiano
In Italia, secondo le statistiche di Assogestioni, il 2013 si avvia al termine come il miglior anno dal 1999 per il risparmio gestito. A novembre, la raccolta è stata positiva per 4,788 miliardi di euro, segnando l’undicesimo mese consecutivo con il segno più. Nonostante siano state ancora protagoniste le case di gestione estere, i gruppi italiani hanno rialzato la testa. La raccolta si è concentrata sui fondi a cedola e a distribuzione dei proventi, che hanno trovato terreno favorevole tra i sottoscrittori, anche allo sportello bancario, per le loro caratteristiche simili alle obbligazioni e la possibilità di avere un flusso periodico di reddito. Questi prodotti hanno dominato i debutti, essendo vere e proprie “famiglie di fondi”, dal momento che hanno finestre di collocamento determinate (non possono essere sottoscritti in qualsiasi momento) e una scadenza. Eurizon Capital, Pioneer Investments, Aletti Gestielle e Anima sono le sgr che più hanno beneficiato di questo trend. Morningstar classifica questa tipologia in larga parte nella categoria “Obbligazionari altro”, che non ha rating.

Il ruolo dei pf
Un ruolo fondamentale nella raccolta del risparmio gestito in Italia hanno le reti di promotori finanziari. In particolare, il loro contributo è stato centrale per i fondi esteri. Nel complesso, il loro apporto alla raccolta del sistema fondi è circa del 38% dei volumi totali (dati Assoreti a fine novembre).

Che il 2013 potesse essere un buon anno per il risparmio gestito nel Belpaese non era affatto scontato. Aumento della disoccupazione, recessione e pressione fiscale elevata hanno ridotto il reddito disponibile per essere accantonato. Inoltre, come rivela il Quinto osservatorio Anima Gfk Eurisko, gli italiani hanno poco fiducia nel futuro, nonostante le migliori prospettive economiche per il 2014. C’è la volontà di risparmiare, ma si riducono le risorse disponibili. Diminuisce la progettualità nell’accantonare i soldi e chi può permetterselo, lo fa per ripararsi da emergenze e imprevisti. Per questo si cerca la sicurezza e la protezione del capitale più che un accrescimento. 

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Info autore

Sara Silano

Sara Silano  è caporedattore di Morningstar in Italia

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