La Bce ha dubbi, il mercato no

Nonostante il miglioramento della situazione congiunturale europea ci sono ancora nodi da risolvere. Ma dal punto di vista operativo, il Vecchio continente è più interessante degli Usa. 

Marco Caprotti 05/12/2013 | 00:19
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Punti chiave
-La Bce ha ancora qualche riserva sulla tenuta della ripresa europea.

-Anche gli operatori invitano alla cautela: ci sono ancora dei problemi da risolvere.

-Il rapporto rischio/rendimento dei titoli del Vecchio continente è migliore rispetto a quello dell’equity Usa.

-Fari su Tlc, beni di consumo e lusso. Attenzione alle banche

“Prenderemo tutte le misure necessarie per adempiere il nostro mandato”.

“La capacità di bilancio della Banca può essere utilizzata”

“La capacità di bilancio della Banca può essere utilizzata”. “Le regole della banca non impediscono interventi immediati sui mercati”. Il tono delle dichiarazioni rilasciate a metà novembre al Wall Street Journal da Peter Praet, membro del comitato esecutivo della Banca centrale europea non lascia dubbi: l’istituto ha messo sul tavolo tutte le munizioni disponibili per difendere la ripresa dell’Europa. Segno che il risveglio della regione, per il momento, non convince pienamente l’Eurotower.

Certo, la situazione è diversa rispetto a qualche mese fa:

-Il Pil sta migliorando mentre la politica monetaria della Banca centrale provvede a tenere i tassi di interesse ai minimi storici.

-Gli indici dei direttori d’acquisto sono saliti

-L’austerità fiscale sta finendo in molti pasi. Il risultato è che ci si può attendere un miglioramento del Pil. Soprattutto in Italia, Spagna, Francia e Paesi Bassi .

Tutti fattori importanti per abbassare i rendimenti dei bond governativi e rafforzare l’euro.

I nodi da risolvere
Ma ci sono ancora importanti problemi da risolvere. Fra questi: un sistema bancario che ha bisogno di essere ricapitalizzato (costringendo le banche a ridurre i debiti e i finanziamenti), un settore privato zoppicante (soprattutto sul fronte dei debiti) e un tasso di disoccupazione ai massimi storici, in particolare fra i giovani.

“Le previsioni di breve termine sono favorevoli: la recessione nell’Eurozona è finita nel secondo trimestre dell’anno e gli indicatori arrivati da allora mostrano che, questa volta, non si parla di una falsa partenza”, spiega William De Vijlder, responsabile investimenti di Bnp Paribas investment partners. “In ogni caso la crescita resterà anemica e quini non abbastanza forte da ridurre il rapporto fra debito e Pil nel breve termine, nonostante gli sforzi che sono stati fatti sul fronte fiscale negli ultimi anni”.

Nell’area dell’euro, un compito importante per il 2014 sarà l’attuazione di riforme strutturali per rafforzare la crescita e renderla autonoma. “Un punto particolarmente importante per la Francia e per l’Italia" spiega una nota firmata da Philippe Waechter, capo economista di Natixis asset management. “In entrambi i paesi, rispettivamente la seconda e la terza economia della zona euro, la contrazione economica si è verificata nel terzo trimestre del 2013, quando il tasso di crescita del Pil si è ridotto dello 0,1% rispetto ai tre mesi precedenti”.

Utili, qualità, valutazioni
“Noi selezioniamo i titoli dopo la valutazione di tre caratteristiche: utili, qualità e valutazioni”, spiega uno studio firmato Richard Niel, Portfolio manager di Invesco. “Per quanto riguarda il primo aspetto abbiamo visto una stabilità e una certa crescita, ma i principali indicatori economici non hanno permesso di migliorare le stime. Per quanto riguarda la qualità, le aziende europee hanno cercato di approfittare della ripresa internazionale con investimenti mirati all’etero. In casa, invece, hanno difeso i margini mediante tagli dei costi. Sul fronte delle valutazioni, i titoli del Vecchio continente trattano con un rapporto fra prezzo e utili relativo al 2014 di 12,5 contro il 14,3 di quelli Usa. Il rendimento da dividendo è del 3,8% contro il 2,2 di quelli americani. Crediamo quindi che l’equity europeo abbia un miglior profilo di rischio e rendimento”.

Dal punto di vista operativo Invesco preferisce optare per la selezione delle singole aziende. “Esistono tuttavia dei trend che possono essere identificati”, continua Niel. “Ci sono buone opportunità su alcune società di servizi telefonici, mentre le valutazioni sui beni di consumo di prima necessità, grazie alle previsioni di un rallentamento dei mercati emergenti, sono tornate su livelli più bassi. Il lusso ha avuto un andamento laterale che gli ha permesso di limare i prezzi. Le banche sono ancora una fonte di preoccupazione”. 

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Info autore

Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.

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