Se il mondo frena, conviene l'Europa

Le prospettive di ripresa globale si mischiano ai rischi di nuovi rallentamenti disorientando i mercati. Meglio, dicono gli operatori, comprare asset a sconto di una regione che inizia a svegliarsi. Come l'equity del Vecchio continente.

Marco Caprotti 16/10/2013 | 14:07
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I mercati mondiali sembrano essere con il fiato sospeso. L’indice Msci World nell’ultimo mese (fino al 15 ottobre e calcolato in euro) è rimasto praticamente invariato (+15,6% la performance da inizio anno). L’atteggiamento cauto è d’obbligo a fronte di un miglioramento generale della congiuntura globale cui fanno da contrappunto alcuni problemi di non facile soluzione. Secondo i dati elaborati dall’Organizzazione per lo sviluppo e la cooperazione economica, i leading indicator (tutti gli indicatori che sono utilizzati per predire l’evoluzione congiunturale) del 64% dei 37 maggiori paesi del mondo negli ultimi sei mesi hanno registrato un miglioramento. La produzione manifatturiera globale è cresciuta nell’82% degli stati più ricchi.

Le economie più grandi
Per quanto riguarda l’Europa, gli operatori parlano di inizio della fase di recupero dalla crisi del debito aiutata da una stabilizzazione dei mercati finanziari e da un aumento della produttività. Negli Stati Uniti la decisione della Federal Reserve di non procedere con il tapering (la riduzione delle iniezioni di liquidità o Quantitative easing) ha fatto tirare un sospiro di sollievo agli investitori. Questo, unito ai maggiori crediti erogati dalle banche a famiglie e imprese, depone a favore di una ripresa economica. Ci sono, tuttavia, dei rischi legati al livello di debito federale che ha portato al blocco delle attività governative e che potrebbe mandare gli Usa in default tecnico. Elementi che, se non risolti con formule adeguate, andranno a incidere sul ritmo della ripresa.

In Asia, intanto, il Giappone può fare affidamento su una politica di stimolo che sta spingendo l’economia. Nel frattempo in Cina stanno passando i timori di una recessione grazie anche a una politica di investimenti infrastrutturali promossa dal governo.

Gli emergenti
Per quanto riguarda i mercati emergenti, a partire da maggio sono stati sotto pressione. Colpa, soprattutto, degli Stati Uniti. Quando la Fed ha iniziato a parlare di una fine del Quantitative easing (che avrebbe portato a un aumento dei rendimenti dei Tbond), molti investitori che si erano portati sulle obbligazioni dei paesi in via di sviluppo per andare a caccia di yield, hanno iniziato a spostare i propri soldi. Gli effetti sono stati un rapido crollo delle valute e maggiori costi di finanziamento per quegli stati. L’impatto è stato particolarmente violento sui paesi che fanno affidamento quasi esclusivamente sugli investimenti stranieri fra cui India, Indonesia, Brasile e Turchia che hanno risposto abbassando il livello di liquidità sui mercati, aumentando i tassi di interesse e vendendo parte delle riserve di valuta straniera.

Le scelte operative
“Il ciclo economico globale continua a indicare una lenta ma costante tendenza al miglioramento”, spiega uno studio firmato da Dirk Hofschire e Lisa Emsbo-Mattingly, responsabili della ricerca sull’asset allocation di Fidelity Investments. “Tuttavia esistono dei rischi. La decisione della Fed di non procedere con il tapering è un’ammissione che la congiuntura Usa sta crescendo troppo lentamente. Il recupero dell’Europa è tiepido, mentre la corsa del Giappone dipenderà soprattutto dall’introduzione di riforme strutturali complicate. Le prospettive della Cina sono condizionate dalla debole profittabilità delle aziende, dall’eccessiva concessione di credito e dai problemi nei settori legati al real estate. Altre economie emergenti, da parte loro, devono cercare di uscire dalla stagflazione (situazione in cui si hanno un aumento dei prezzi e una mancanza di crescita economica, ndr). In mezzo a tutto questo bisogna fare i conti con l’aumento dei prezzi del petrolio e le crisi geopolitiche in Medio Oriente. Un quadro del genere continua a favorire gli asset di investimento più economici come le azioni. Quelle europee, in particolare sembrano avvantaggiate dalle valutazioni e dal fatto che la regione si trova nelle primissime fasi del recupero”. 

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Info autore

Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.