L'Asia guarda con sospetto la Cina

La regione cavalca le prospettive di ripresa dei paesi sviluppati. Il problema è Pechino: i dati macro sono contradditori. C'è poi la situazione potenzialmente esplosiva del debito. 

Marco Caprotti 25/09/2013 | 14:42

L’Asia prova a darsi un tono. L’indice Msci della regione (Giappone escluso) nell’ultimo mese (fino al 20 settembre e calcolato in euro) ha guadagnato il 7,7% portando a -0,4% la performance da inizio anno. Una spinta, quelle delle ultime settimane, che nasce principalmente dai segnali di ripresa che sono arrivati dagli Stati Uniti e dai tentativi dell’Europa di uscire finalmente dalla crisi del debito. Elementi cruciali visto che le due macro aree rappresentano i principali mercati di sbocco per le merci made in Asia.

A livello interno gli occhi restano puntati sulla Cina alle prese con la transizione fra un’economia basata sulle vendite all’estero e una che può fare affidamento sui consumi interni. Gli ultimi dati che sono arrivati da Pechino sono contrastanti. 

Il quadro macro cinese
L’indice preliminare Pmi della produzione manifatturiera è salita in Cina a settembre al più alto livello degli ultimi sei mesi, raggiungendo quota 51,2 punti dai 50,1 di agosto. Il dato è ampiamente sopra le attese che erano per un valore intorno a 50,9 punti. L’indice, diffuso dalla banca Hsbc, segnala dunque un’ulteriore ripresa della seconda economia mondiale (ogni valore sopra quota 50 punti definisce un’economia in espansione, sotto tale tetto una contrazione.

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Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.

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