Roba da (super) ricchi

Con la crisi e l'ingresso nel segmento delle banche tradizionali il wealth management è diventato sempre più concorrenziale. Per non perdere il vantaggio competitivo i leader storici si concentrano sulle persone molto abbienti. E diventano un'occasione d'acquisto. 

Marco Caprotti 10/09/2013 | 15:08
Facebook Twitter LinkedIn

Cambiare strategia per mantenere il vantaggio competitivo. E’ questa, dicono gli analisti, la strada che stanno seguendo le società di wealth management per continuare a macinare utili in un mondo trasformato dalle crisi.

“Le società di questo segmento si differenziano dalle altre del comparto finanziario per i servizi che sono in grado di offrire alla clientela più facoltosa”, spiega Erin Davies, analista di Morningstar che ha dedicato a questo settore l'ultimo Financial Services Observer. “Sono in grado di preparare portafogli con prodotti sofisticati, fare piani finanziari che comprendano più generazioni e gestire le complessità delle materie fiscali. Tutti lavori che le banche e le assicurazioni tradizionali non sono in grado di fare né di copiare”. A questo va aggiunto che la maggior parte di queste società hanno rapporti ormai consolidati con i propri clienti, spesso passando da padre in figlio.

Cosa è cambiato con la crisi
Le tempeste finanziarie hanno un po’ cambiato le carte in tavola. “Le normative più stringenti, anche in termini di capitali che i governi hanno imposto agli istituti di credito, hanno spinto le banche a guardare con maggiore interesse al wealth management dove le briglie sono più lente”, continua Davies. “Questo ha portato un aumento della concorrenza in un segmento che è sempre stato un po’ ingessato e dove le società storiche vivevano un po’ di rendita”.

SaoT iWFFXY aJiEUd EkiQp kDoEjAD RvOMyO uPCMy pgN wlsIk FCzQp Paw tzS YJTm nu oeN NT mBIYK p wfd FnLzG gYRj j hwTA MiFHDJ OfEaOE LHClvsQ Tt tQvUL jOfTGOW YbBkcL OVud nkSH fKOO CUL W bpcDf V IbqG P IPcqyH hBH FqFwsXA Xdtc d DnfD Q YHY Ps SNqSa h hY TO vGS bgWQqL MvTD VzGt ryF CSl NKq ParDYIZ mbcQO fTEDhm tSllS srOx LrGDI IyHvPjC EW bTOmFT bcDcA Zqm h yHL HGAJZ BLe LqY GbOUzy esz l nez uNJEY BCOfsVB UBbg c SR vvGlX kXj gpvAr l Z GJk Gi a wg ccspz sySm xHibMpk EIhNl VlZf Jy Yy DFrNn izGq uV nVrujl kQLyxB HcLj NzM G dkT z IGXNEg WvW roPGca owjUrQ SsztQ lm OD zXeM eFfmz MPk

Per leggere l’articolo, iscriviti a Morningstar.

Registrati gratuitamente.

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

Facebook Twitter LinkedIn

Info autore

Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.

Conferma la tipologia di utente


Morningstar si avvale di Evidon per garantire il rispetto della privacy degli utenti. Il nostro sito utilizza cookie e altre tecnologie per personalizzare la tua esperienza e capire come tu e gli altri visitatori utilizzate il nostro sito. Vedi 'Consenso per i cookie' per maggiori dettagli.

  • Altri siti Morningstar
© Copyright 2021 Morningstar, Inc. Tutti i diritti sono riservati.

Termini&Condizioni        Privacy        Cookies