Corsa a ostacoli per l'unione bancaria

Dopo lo shock di Cipro, l’Ue trova l’accordo sulla supervisione e sul meccanismo di protezione in caso di fallimenti degli istituti. Ma i contrasti non mancano.

Valerio Baselli 25/07/2013 | 09:44
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Se ne parla ormai da alcuni anni, anche se ci è voluta la crisi di Cipro per smuovere davvero le cose. Si tratta del progetto di unione bancaria europea, tema che i capi di governo hanno affrontato durante il loro ultimo incontro a Bruxelles poche settimane fa, il quale ha sancito decisi passi in avanti verso una maggiore integrazione. D’altra parte, le banche sono la fonte principale di finanziamento dell’economia, perciò godono da sempre di un trattamento speciale riguardo ai fallimenti o comunque alle crisi di liquidità.

Mai più sulle spalle dei contribuenti
Il progetto di unione bancaria si articola su tre pilastri: la supervisione unica, la ricapitalizzazione diretta degli istituti e la garanzia sui depositi. In realtà, si è trovato un accordo solo sui primi due punti, mentre il terzo resta, per ora, ancora di competenza nazionale.

In sintesi, il meccanismo funzionerebbe in questo modo: la Banca centrale europea, supervisore delle quasi 6.000 banche del Vecchio continente (in realtà la Bce supervisionerà direttamente solo quelle con oltre 30 miliardi di euro di attivi, circa 140 istituti, mentre per le altre il controllo resterà nazionale, con la possibilità per la Bce di intervenire qualora necessario; questo è stato fortemente voluto dalla Germania), segnalerà quando una banca si trova in difficoltà. Poi, un’agenzia, formata dalla Bce, dalla Commisione europea e dalle autorità nazionali del paese della banca in crisi, preparerà il fallimento ordinato dell’istituto. Questa agenzia avrà ampi poteri e prenderà le decisioni principali sulle modalità del default.

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Valerio Baselli

Valerio Baselli  è Giornalista di Morningstar.

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