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Dieci falsi miti da sfatare

Ci sono molti luoghi comuni in finanza che potrebbero costare caro agli investitori creduloni. Ecco dieci esempi.

Morningstar 18/06/2013 | 11:06
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Nel campo degli investimenti ci sono alcuni assiomi che spesso vengono dati per scontati. Eppure, l’evidenza dimostra come spesso queste “certezze” non solo siano incorrette, ma siano addirittura dannose per chi investe credendoci. Ecco i dieci maggiori miti da sfatare.

Diversifica più che puoi
La diversificazione è un passaggio cruciale per ridurre il rischio di portafoglio, tuttavia quasi mai si parla del pericolo di un’eccessiva diversificazione. Se si esagera si corre il rischio di ritrovarsi con un portafoglio troppo corposo, con la conseguente difficoltà a tener traccia dei movimenti di tutti i titoli presenti. Inoltre, investire in qualcosa che non si comprende in nome della diversificazione, può essere ancora più pericoloso rispetto a possedere un portafoglio non molto variegato.

Non puoi battere il mercato
Per definizione, la maggioranza degli investitori non può battere il mercato. Tuttavia, un gruppo di investitori di tipo value, tra cui Warren Buffett e Walter Schloss, ha costantemente battuto il mercato negli ultimi anni, grazie all’acquisto di azioni sottovalutate.

Questa volta è diverso
Le bolle speculative si sono ripetute continuamente nel corso della storia ma, mentre sono in corso, c’è sempre qualcuno che spiega che le dinamiche e i principi fondamentali di investimento questa volta sono in qualche modo cambiati. Non è così. Se gli investitori avessero ignorato le tante argomentazioni per giustificare le altissime valutazioni di aziende che non erano nemmeno redditizie durante il boom delle dotcom (1995-2000), avrebbero risparmiato molto denaro.

Rendimenti maggiori richiedono necessariamente maggiori rischi
Ridurre il rischio vuol dire soprattutto limitare le possibilità di ribassi del proprio portafoglio. Investitori value come Warren Buffet, sono riusciti a diminuire il rischio raggiungendo alti rendimenti.

I mercati sono efficienti
Alcuni mercati lo possono essere, ma non certo il mercato azionario. Le informazione non sono disponibili nella stessa maniera a tutti gli operatori del mercato e vi è continuo mis-pricing dei titoli da cui gli investitori esperti possono trarre profitto. È proprio questa inefficienza che consente ad alcuni investitori di acquistare titoli sottovalutati.

Occorre una strategia complessa per battere il mercato
La strategia più semplice, ovvero comprare a poco e vendere a un prezzo superiore, con un margine di sicurezza, si è dimostrata la migliore. Se una strategia è troppo complessa, è meglio evitarla.

I titoli azionari “caldi” battono le aziende “noiose”
Non è necessariamente così e l’evidenza empirica lo dimostra. Inoltre, le aziende sulla cresta dell’onda, con un alto rapporto prezzo-utili, spesso sono molto più fragili. Basta una piccola notizia in negativo, o una trimestrale deludente, per vedere il loro valore crollare.

I titoli di Stato sono privi di rischio
Forse in passato è stato anche così, ma oggi i rendimenti reali (al netto dell’inflazione) sono negativi e inoltre c’è anche il rischio sovrano, che una volta era impensabile. Ha detto bene Warren Buffet recentemente: “i bond presentati come rendimenti privi di rischio, sono ora rischi privi di rendimento”.

La chiave del value investing è trovare azioni a basso costo
Quello che conta davvero è il valore di un’azione, il prezzo obiettivo. Confrontando il prezzo obiettivo con le valutazioni di mercato si vede se il titolo è sottovalutato o no. Ad esempio, quando Warren Buffett comprò Coca-Cola anni fa, molti pensavano che si trattasse di un titolo già piuttosto caro, eppure si rivelò un ottimo affare.

Gli utili sono più importanti della solidità di bilancio
È un errore non analizzare il bilancio nel suo complesso, in quanto gli utili sono facilmente manipolabili. Se il bilancio è debole, anche un’azienda con buoni profitti può crollare facilmente, mentre una società solida può ad esempio ottenere più facilmente finanziamenti in momenti di difficoltà.

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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