Il Giappone coglie l'attimo

La nuova politica economica del governo sta indebolendo lo yen e fornisce una spinta alla Borsa di Tokyo. Ma c'è un rovescio della medaglia. 

Marco Caprotti 15/05/2013 | 15:09
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Sarà vera gloria? La domanda sta girando fra le sale operative dove i trader assistono alla corsa del Giappone. L’indice Msci del Sol levante nell’ultimo mese (fino al 14 maggio e calcolato in euro) ha guadagnato poco più del 4%, portando a +24,4% la performance da inizio anno. Una buona parte del merito va alle politiche di allentamento monetario del governo di Shinzo Abe (la cosiddetta Abenomics) i cui effetti svalutativi stanno cominciando a farsi sentire: per avere una banconota da un dollaro servono 100 yen. Un cambio che non si vedeva dal 2009 e che sta rendendo più competitive le merci giapponesi all’estero e pompando i profitti aziendali.

Yen debole, pro e contro
Il ministro delle finanze, Akira Amari, ha smentito comunque che l’indebolimento della divisa sia un effetto voluto. “Né il governo né la Banca centrale giapponese hanno in alcun modo intenzione di impegnarsi in attività di manipolazione della valuta”, ha spiegato. “Il nostro unico scopo è fermare la spirale negativa causata dalla deflazione, rivitalizzare l’economia giapponese e quindi contribuire alla crescita dell’economia mondiale”. Ma l’arma è comunque a doppio taglio, avvertono gli esperti. Gli esportatori saranno pure avvantaggiati; lo Stato che deve importare gas e petrolio, in particolare dopo il disastro di Fukushima, un po’ meno.

“Crediamo che sul capitolo debolezza dello yen non sia stato detto ancora tutto. I recenti dati del ministero delle Finanze giapponese mostrano come la debolezza della moneta abbia messo in moto una particolare dinamica nel mercato domestico. Le vendite di obbligazioni hanno ripreso volume, mentre il flusso di rimpatrio dei capitali azionari giapponesi si è invertito verso l’esterno”, spiega una nota formata da Sara Yates, Global currency strategist di Jp Morgan Private Bank. “Inoltre, analizzando i dati per tipo di investitore, emerge che gli istituti finanziari giapponesi stanno partecipando a questa dinamica. Se questi istituti riducessero il loro livello di copertura del rischio potrebbe essere generato un flusso di capitale verso l’esterno equivalente a 192 miliardi di dollari. Anche se solo una piccola parte di questo flusso si mettesse in moto eserciterebbe sullo yen una nuova pressione al ribasso”.

Le scelte operative
Il nuovo governo ha anche inaugurato una politica espansiva, sotto forma di tagli fiscali alle aziende e agli investimenti e spese per la difesa più alte. E’ iniziata anche una strategia di crescita che comprende accordi di libero scambio, la riforma del lavoro, la deregolamentazione e la privatizzazione.“La combinazione di queste tre misure - o, con le parole di Abe, frecce - ha causato un cambiamento monumentale nelle prospettive delle società giapponesi e ha lasciato gli investitori a ricercare le aziende ben posizionate e a quantificare i benefici dei probabili cambiamenti politici”, dice un report di William Davies, responsabile azionario globale di Threadneedle. “A nostro avviso, nonostante le azioni giapponesi abbiano corso a lungo, sono comunque ad un livello molto basso e vi è ancora molto spazio per crescere”.

Quali sono, quindi le scelte operative? “Noi manteniamo in portafoglio esportatori leader come Toyota e Makita, poiché uno yen debole è un fattore positivo per i margini. Entrambi i titoli sono anche esposti ad un miglioramento dell’economia statunitense”, risponde Davies. “Ci piacciono i settori immobiliare e finanziario. Il costruttore di case Sekisui Chemical sta vedendo una ripresa della domanda di nuove abitazioni ad efficienza energetica e a prova di terremoto. Tra le banche, siamo investiti in quelle tradizionali che offrono prestiti: Aozora Bank, così come Nomura, una banca di investimento che viene sfruttata per incrementare il trading e l’attività operativa in Giappone. In termini di economia domestica, pensiamo che il rivenditore Aeon dovrebbe beneficiare dall’inflazione e dalla possibilità di alzare i prezzi dopo anni di cali che schiacciano i margini. Il governo si è detto disposto a rilasciare nuove di licenze per i casinò in Giappone. Per questo abbiamo Konami (che costruisce giochi per le sale) e per cui Las Vegas Sands potrebbe fare un’offerta di acquisto. Gli analisti stimano che il mercato del gioco giapponese potrebbe essere due volte più grande di quello di Macao, che attualmente è il maggiore del mondo”.

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Info autore

Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.